Renato Brunetta

"Se prendiamo in riferimento quello che è accaduto nell’estate–autunno del 2011, quando [lo spread] schizzò a oltre 560 punti, le situazioni macroeconomiche erano nettamente migliori di adesso. Avevamo dieci punti in meno del rapporto debito-pil, un milione di disoccupati in meno, il pil con il segno ‘più’, la finanza pubblica era sotto controllo".

Pubblicato: 06 set 2014
Data origine: 05 set 2014
Macroarea economia

Vi ricordate lo spread? Il 9 novembre 2011 il differenziale tra il rendimento dei Btp italiani e i Bund tedeschi arrivò effettivamente a superare i 560 punti base, toccando quota 575 nell'arco della giornata per poi fermarsi al livello di 552 a chiusura dei mercati.

Fin qui la parte facile. Ma è vero che al momento della crisi che portò alle dimissioni del governo Berlusconi il Paese verteva in una condizione macroeconomica migliore? Vediamo uno per uno i punti elencati da Brunetta.

  • "Dieci punti in meno del rapporto debito-Pil". E' vero, anzi Brunetta si è addirittura contenuto. Secondo i dati Eurostat il rapporto debito pubblico/Pil era di 120,0% nel terzo trimestre 2011 e 120,7% nel quarto. Gli ultimi dati disponibili, relativi al primo trimestre di quest'anno mostrano il debito al livello di 135,6%: un aumento di circa 15 punti.
  • "Un milione di disoccupati in meno". Qui il capogruppo forzista arrotonda per eccesso ma ha nuovamente ragione. Nel novembre 2011 i disoccupati erano circa 2.348 mila. A luglio di quest'anno il totale aveva raggiunto la cifra di 3.220 mila (dati Eurostat), un aumento pari a +872 mila.
  • "Il Pil con il segno più". Qui la dichiarazione di Brunetta comincia a virare verso la fantascienza. Dopo una crescita anemica nei primi due trimestri del 2011, il Pil registra un -0,2% nel terzo trimestre e -0,7% nel quarto (Eurostat).
  • "La finanza pubblica era sotto controllo". Un'affermazione decisamente discutibile. Il rapporto deficit/Pil era in miglioramento dai livelli di -5,5% e -4,5% raggiunti rispettivamente nel 2009 e 2010 ma pur sempre pari a -3,7% (dati sempre Eurostat). Per quanto il -2,6% contenuto nelle prime previsioni del governo Renzi sembra ormai decisamente archiviato, l'obiettivo rimane al di sotto del livello raggiunto nel 2011. Se guardiamo poi l'avanzo primario - ovvero la differenza tra entrate e spese prima del costo degli interessi sul debito - notiamo che questo indicatore di sostenibilità finanziaria era notevolmente più basso nel 2011 (+0,9%) della stima operata dal Fondo Monetario Iinternazionale per il 2014 (+2,3%). Come non ricordare, infine, la lettera inviata ad agosto 2011 da Jean-Claude Trichet e Mario Draghi in cui il governatore uscente e quello entrante della Banca Centrale Europea esortavano il governo a prendere "immediate e coraggiose misure per garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche"? Rileviamo il carattere confidenziale della lettera, alla luce del quale non possiamo, perciò, sapere se in privato Draghi abbia espresso simili preoccupazioni nei confronti anche dell'attuale governo italiano. Ma di certo non si può dire che ci fosse davvero fiducia nella finanza pubblica italiana nell'estate-autunno 2011, come vuol far credere il capogruppo di Forza Italia alla Camera.

"Le situazioni macroeconomiche erano nettamente migliori di adesso" sostiene Brunetta. Su alcuni indicatori - debito e disoccupazione - ha ragione, ma è difficile dire quanto ciò sia dovuto solamente al fatto che il 2011 sia arrivato in un periodo di costante peggioramento. Per quanto riguarda la crescita del Pil e la finanza pubblica sotto controllo invece, Brunetta la spara grossa, ribaltando addirittura la situazione del Pil e dimenticando l'allarme che avevano suscitato i conti pubblici italiani. Troppo falsato il racconto della situazione per andare oltre il "Pinocchio andante".

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