Luigi de Magistris

“Stiamo studiando [la situazione finanziaria]. Ci sono tre ipotesi. La prima, che però non prendiamo in considerazione, è il dissesto. La seconda è chiedere il pre-dissesto, come da decreto. La terza è che andiamo avanti da soli a tentare di ripianare il debito da un miliardo e mezzo che ci ha lasciato la signora Iervolino con tanto di stretta di mano […] Quello che è ancora più grave è che per andare al commissariamento mascherato dobbiamo distruggere i cittadini, cioè alzare le tasse al massimo, ed è ingiusto”

Pubblicato: 05 nov 2012
Data origine: 20 ott 2012
Macroarea economia

Il tema delle finanze del Comune di Napoli sollevato da de Magistris in questa dichiarazione riguarda in particolare le misure recentemente varate dal governo con il D.l. n. 174 del 10 Ottobre 2012, il cosiddetto “decreto Salva-Comuni”.

Il sindaco partenopeo si riferisce alla possibilità introdotta dall’articolo 243-bis di accedere ad una “procedura di riequilibrio finanziario pluriennale”, concessa a quei Comuni nei quali “sussistano squilibri strutturali del bilancio in grado di provocare il dissesto finanziario”. Si tratta quindi di Comuni dove non si e' ancora giunti alle “gravi ed incontrovertibili condizioni di squilibrio” previste dall’articolo 242 del T.U. degli Enti Locali per la richiesta di dissesto, ma che comunque presentano valori deficitari consistenti. Se diamo un’occhiata più da vicino al bilancio di Napoli non possiamo non renderci conto della concretezza di questa ipotesi.

I dati apparentemente positivi della gestione degli ultimi tre anni (si veda tabella sotto), nascondono il vero problema lasciato dalla giunta Iervolino: la gestione dei residui, il cui saldo negativo nel 2010 era pari a -86.796.878,25 euro. Questa cifra considerevole evidenzia un’elevatissima presenza di residui attivi, che a sua volta mette in luce la scarsa capacità di riscossione dell'ente. Basti pensare che, secondo il parere preventivo del collegio dei revisori sul bilancio 2012, negli ultimi anni solamente il 18.31% dei crediti iscritti a bilancio è stato effettivamente incassato dal Comune. Una percentuale bassissima, più volte oggetto di attenzione da parte degli stessi revisori, e che non ha permesso ad inizio anno di chiudere il Rendiconto di Gestione 2011 (tutt’oggi non disponibile) in quanto “l’amministrazione con delibera numero 388 del 25 maggio 2012, ha preso atto della impossibilità di procedere alla predisposizione del Rendiconto 2011 stabilendo un approfondimento circa la metodologia finora adottata dall’Ente per la modalità di ri-accertamento dei residui attivi e di gestione dei crediti di dubbia esigibilità”. Se a questo si aggiunge che nel 2010 su dieci parametri previsti dal Governo per l’accertamento della condizione di ente strutturalmente deficitario, quattro erano positivi, non si può non avvalorare l'idea di de Magistris di richiesta di pre-dissesto (con la metà dei parametri negativi l’ente può richiedere il dissesto – art 242 T.U. Enti Locali).

Dati 2009 - 2011 Avanzo Comune di Napoli

Ma cosa dire del resto della dichiarazione? Oltre ad una pessima gestione dei residui, Napoli ha davvero ereditato 1.5 miliardi di debito? Toccherà ai cittadini subire le conseguenze di questa situazione disastrosa pagando “tasse più alte”? Una notizia buona e una cattiva.

Quella cattiva è che de Magistris non esagera quando parla di un debito residuo di 1.5 miliardi di euro ereditato dalla precedente Giunta: i dati del Collegio dei Revisori confermano questa dichiarazione e anzi identificano un debito più vicino ai 1,6 miliardi di euro.

Quella buona è che invece il sindaco esagera un po’ quando si parla di tasse per i cittadini. Il T.U. degli Enti Locali prevede infatti all’articolo 251, comma 1, che "nella prima riunione successiva alla dichiarazione di dissesto il consiglio dell'ente [in dissesto], o il commissario, è tenuto a deliberare per le imposte e tasse locali di spettanza dell'ente dissestato, diverse dalla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, le aliquote e le tariffe di base nella misura massima consentita, nonché i limiti reddituali, agli effetti dell'applicazione dell'imposta comunale per l'esercizio di imprese, arti e professioni, che determinano gli importi massimi del tributo dovuto". Questa  procedura non riguarda tuttavia gli enti in pre-dissesto nominati da de Magistris, per i quali l’articolo 243-bis prevede l’obbligatorietà della stesura del piano di riequilibrio finanziario pluriennale della durata massima di 5 anni (comma 5), ma allo stesso tempo lascia il Comune libero di scegliere l’importo della tasse: "il Comune può (e non deve!) deliberare le aliquote o tariffe dei tributi locali nella misura massima consentita, anche in deroga ad eventuali limitazioni disposte dalla legislazione vigente" (sempre articolo 243-bis, comma 8).

Un’esagerazione comprensibile, tuttavia, quella di de Magistris che, ben consapevole della situazione finanziaria in cui verte la sua città (per maggiori informazioni vi segnaliamo questo articolo), avvisa fin da ora i suoi cittadini della necessità di misure di emergenza. Un "C’eri quasi" assolutamente guadagnato e un in bocca al lupo per risolvere in fretta la situazione! 

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