Matteo Renzi

"Vedevo [...] i dati della disoccupazione, in questo caso, complessiva: gli inglesi e italiani negli ultimi tre anni- vedevo delle graduatorie comparate - 2011/12/13. Sostanzialmente partivamo dallo stesso livello, 8%: loro sono al 7,6%, noi al 12 e rotti. E sulla disoccupazione giovanile noi partivamo due anni fa dal 29, loro dal 21: loro sono ancora al 21 noi al 42,3 [..]." (Min. 00:08)

Pubblicato: 09 apr 2014
Data origine: 01 apr 2014
Macroarea economia

Continua inesorabile la triste galoppata all'insù del tasso di disoccupazione italiano. Risale infatti al primo aprile il più recente aggiornamento Istat sul numero di disoccupati per il mese di febbraio, e purtroppo non si tratta di un pesce d'aprile. Il 13,0% segnalato dall'istituto di statistica nazionale è sostanzialmente stabile dal punto di vista congiunturale (sul mese precedente), ma segna un aumento di 1,1 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Adesso bisogna però verificare se i tassi comparati tra Regno Unito e Italia si sono veramente evoluti negli anni, come citato dal Premier. Per far ciò basta aprire i dati Eurostat sulla disoccupazione annuale: qui notiamo che nel 2011 i due Paesi registravano effettivamente dei tassi di disoccupazione attorno all'8% (8,4% in Italia, 8,0% nel Regno Unito). Con il passare degli anni, però, la crisi si è fatta sentire in Italia, contribuendo a distaccare il nostro tasso di disoccupazione dalle cifre britanniche.

Mentre, infatti, Londra vedeva calare la percentuale di disoccupati sulla popolazione attiva fino ad arrivare al 7,5% nel 2013, in Italia questo indice schizzava in alto, raggiungendo il 12,2% nello stesso anno.

Che dire, infine, della disoccupazione giovanile (totale dei disoccupati tra i 15-24 anni sul totale degli attivi - sempre tra i 15 ed i 24 anni di età)? Purtroppo Renzi ha ragione pure qui. Sempre secondo i dati Eurostat, nel 2011 l'Italia partiva già con un altissimo 29% mentre il Regno Unito viaggiava sul 21%. Nel corso degli anni i due Paesi hanno imboccato due direzioni opposte, con Roma che raggiungeva il 40% nel 2013 e Londra che declinava lentamente, fino a raggiungere il 20,5%.

Per essere precisi, il 42,3% è il dato di febbraio appena divulgato dall'Istat, che non è propriamente comparabile al dato per il Regno Unito riportato da Eurostat, ma poco cambia.

Insomma, per quanto dispiaccia, il Premier dice la verità.

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