Mario Monti

"Tra le principali economie europee l'Italia è seconda solo alla Germania per l'incidenza del settore industriale sul valore aggiunto complessivo".

Pubblicato: 10 ott 2012
Data origine: 08 ott 2012
Macroarea economia

La veridicità di questa dichiarazione dipende leggermente da cosa si intende per "le principali economie europee", e come si definisce il "settore industriale". Di solito nel gruppo delle maggiori economie europee figurano la Germania, il Regno Unito, la Francia e l'Italia - che in termini di Pil sono in quest'ordine le quattro economie più grandi dell'Unione Europea (vedi Eurostat). Talvolta il sottogruppo è allargato anche alla Spagna, che dopo l'Italia è la quinta economia dell'UE.

Tra le "Big 4" l'Italia è effettivamente seconda solo alla Germania per l'incidenza del valore aggiunto del settore industriale sul valore aggiunto complessivo. Secondo gli ultimi dati disponibili su Eurostat, che risalgono al 2010, il settore industriale "pesa" in Italia per il 19,3% del valore aggiunto totale, contro il 23,8% tedesco. Il settore industriale in Spagna, Regno Unito e Francia (il cui ultimo dato disponibile riguarda però il 2009) vale rispettivamente il 15,9%, 15,5% e 12,5%. L'Italia è inoltre seconda tra tutte le economie europee per il valore aggiunto del proprio settore industriale, con un'incidenza pari al 13,1% del valore aggiunto di tutto il settore industriale europeo. Quindi possiamo dire anche che l'industria italiana è la seconda più importante d'Europa, per quanto inferiore a quella tedesca.

L'unica interpretazione dei dati che potrebbe "sconfessare" il premier è quella che includesse nel settore "industria" anche le costruzioni. L'Eurostat non è solito farlo: nella suddivisione dei settori "NACE" (Nomenclatura generale delle Attività economiche delle Comunità Europee), distingue i settori C-D-E nell'industria e lascia a parte il settore F, quello delle costruzioni. Ma non sempre l'edilizia viene esclusa dal settore industriale, ed in quel caso la Spagna scavalcherebbe l'Italia con un'incidenza complessiva del 26,2% contro il 25,2% dell'Italia. Tuttavia, viste le modalità di classificazione di Eurostat e la realtà anche più specifica ed isolata dell'andamento del mercato delle costruzioni, ci sentiamo di poter escludere questa interpretazione e dar pieni voti al Professor Monti.

Logo
Logo
Logo
Logo