Angelino Alfano

“A seguito di quella fiducia da noi data al governo, nel 2013 i cittadini titolari della prima casa hanno pagato quattro miliardi in meno”.

Pubblicato: 17 gen 2014
Data origine: 12 gen 2014
Macroarea economia

A quasi un anno dalle elezioni, il vicepremier Alfano tira le somme di una delle promesse che sono state al centro della campagna elettorale di Berlusconi (e, seppure in maniera diversa, di quelle del Pd e di Scelta Civica): l’abolizione della nota Imu.

Come ricorda anche il Presidente Enrico Letta, all’indomani del Consiglio dei Ministri del 28 agosto 2013, l’abolizione dell’Imu si ascrive “nella linea dell'impegno assunto con la nascita del governo” ed è stata voluta “da tutti i partiti politici” che hanno dato “chiara indicazione della necessità del superamento dell'Imu”. Parole bipartisan quelle del Premier, che mettono in luce la difficoltà di valutare la prima parte della dichiarazione di Alfano ossia quella sulla causa politica dell’abolizione dell’Imu.

Molto più semplice è invece verificare quanti soldi in meno hanno pagato gli italiani nel 2013: saranno davvero 4 miliardi?

L’abolizione dell’Imu, che, ricordiamo, riguarda soltanto la prima casa (esclusi fabbricati di pregio), è stata approvata attraverso due decreti: il primo, n. 102 del 31 agosto 2013, che ha sospeso il pagamento della prima rata, e il secondo, n. 133 del 30 novembre 2013 che ha sospeso definitivamente anche il pagamento della seconda rata.

Per questo motivo, è piuttosto semplice ipotizzare che gli italiani abbiano più o meno risparmiato, nel corso del 2013, la stessa cifra che hanno invece speso nel 2012 per il pagamento dell’imposta: 4,029 miliardi di euro (qui è d'obbligo una puntualizzazione: non essendo stata pagata, il MEF non ha pubblicato né stime né tantomeno dati certi sul valore dell’Imu 2013; riteniamo, per questo, che sia una buona approssimazione utilizzare i valori del 2012).

Tuttavia, il decreto n. 133 prevede una postilla che stabilisce il pagamento della cosiddetta “mini-Imu”. Il governo, infatti, abolisce solamente il pagamento delle aliquote base dell’Imu, non di eventuali aumenti previsti a livello comunale, in accordo a quanto stabilito dalle legge del 6 dicembre 2011, n. 201, all’articolo 13. I cittadini delle città in cui l’aliquota è superiore all'0.4% sono, quindi, tenuti a pagare il 40% della differenza tra l’Imu calcolata con l’aliquota deliberata dall’amministrazione locale nel 2013 e quella calcolata con l’aliquota base. La somma di questa operazione è un totale previsto dal MEF di circa 400 milioni, che sottratti ai 4 miliardi totali di Imu prevista sulla prima casa, portano ad un risparmio di 3,7 miliardi (che le manovre comunali siano incluse nel conteggio dell’Imu totale di 4 miliardi è specificato qui).

Insomma, ci va molto vicino Alfano che o arrotonda grossolamente il dato o si scorda la mini-Imu: "C’eri quasi".

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