Flavio Zanonato

"Il progetto Tav ha subìto, in seguito al confronto con le popolazioni e gli enti locali, una profonda trasformazione e impatta sull'ambiente in modo estremamente minore di come si pensava".

Pubblicato: 11 nov 2013
Data origine: 17 ott 2013
Macroarea ambiente

Il ministro Zanonato pare ben informato a proposito del progetto Tav. Egli si riferisce, con tutta probabilità, alla costruzione della cosiddetta "Nuova Linea Torino-Lione" ad alta capacità/velocità su rotaia, che ha subìto un sensibile ridimensionamento, sia per caratteristiche tecniche sia per i costi da affrontare e per le tempistiche previste. Ne abbiamo parlato già in una precedente analisi (per molti aspetti simile), su una dichiarazione di Piero Fassino, sindaco di Torino. Come allora, rimandiamo al bell'articolo del duo Ponti-Debernardi, forse le voci più interessanti e documentate sul dibattito inerente la Tav.

Veniamo alle parole di Zanonato. Iniziamo col dire che non è del tutto corretto affermare che il cambiamento è legato a un confronto con gli enti locali, se non direttamente con la popolazione. Il progetto è infatti stato mediato dal lavoro del cosiddetto “Osservatorio”, in cui, però, non tutti i Comuni interessati sono stati coinvolti (per esempio nella composizione dello stesso e relativamente al dialogo con i sindaci della Valsusa). Il confronto di cui parla Zanonato si scopre così quantomeno parziale e incompleto, o almeno sembra un po’ esagerato dire che, se c’è stata una profonda revisione del progetto, questa sia dovuta al confronto con gli enti locali piuttosto che a ragioni di bilancio italiane e francesi.

E’ inoltre impreciso parlare di un impatto ambientale “estremamente minore”. Il nuovo tracciato è sicuramente molto diverso dal progetto originario, e ci sono alcune modifiche rilevanti come per esempio, la cancellazione della galleria sotto il Monte Musiné, potenzialmente ricco di rocce amiantifere. Invece, il cosiddetto “tunnel di base” - l’elemento più impattante per l’ambiente - resta in piedi (non c’erano molte alternative: posto che si vuole il Tav/Tac, allora bisogna fare il tunnel di base perché sia garantita l'alta capacità/velocità), mentre il resto dell’opera (anche se con tracciato rivisto) appare solo rimandato nella nuova opzione italiana “low cost/a fasi” del 2012.

Parlare quindi di “estremamente minore” e di “profonda trasformazione” appare un po’ esagerato. Passando in rassegna la letteratura sul tema degli impatti ambientali della Torino-Lione (riguardo il lato governativo/Si tav é interessante leggere la parte finale del documento “Primi Indirizzi per un progetto definitivo”, paper del 2012 pubblicato dall'Osservatorio, mentre per il lato No Tav ricordiamo i lavori di M.Zucchetti e M.Civita in "Studi sull'Alta Velocità" del Politecnico di Torino), si nota come naturalmente nessuna delle parti riesca a fare una stima precisa dei rischi. Una cosa però é sicura: l’impatto ambientale sarà senza dubbio molto rilevante e legato principalmente a queste aree:

I.interferenze con edifici esistenti;

II.rocce da scavo (cosiddetto “smarino”);

III.amianto;

IV.radioattività: radon e uranio;

V.i cantieri: polveri/rumore;

VI.vibrazioni e cedimenti in fase di cantiere;

VII.fenomeni franosi superficiali;

VIII.acque superficiali;

IX.acque sotterranee.

E’ evidente che relativamente ai punti I e VIII, le conseguenze possono essere state effettivamente ridotte con il nuovo tracciato; così come il punti V/VI, su cui la concertazione dell’Osservatorio ha dato qualche frutto. Tutti gli altri punti però sono inevitabilmente legati al tunnel di base e alla sua costruzione, a cui non si é voluto/potuto rinunciare: gli impatti saranno quindi sicuramente ridotti, ma non si tratterà di una riduzione “estrema”. Non dimentichiamoci poi che il progetto “per fasi” rimanda soltanto gli altri impatti, non li elimina affatto.

Riassumendo: sul Tav c’è stato sì un confronto, ma ha coinvolto in modo parziale alcuni enti locali, come i sindaci delle zone più impattate dall'opera. Nonostante sia in atto la trasformazione del progetto, il tunnel di base di più di 50 km resta in piedi mentre la costruzione delle altre parti della linea sembra solo rimandata in futuro per vincoli di bilancio. Ragion per cui si può tranquillamente sostenere che l’impatto ambientale, seppur cambiato - ma non così “estremamente” - e dilazionato nel tempo, pur sempre rimane.

Un po’ troppi "ma" per essere considerata una dichiarazione vera: il risultato pare un ben assortito insieme di mezze verità e Zanonato dovrà accontentarsi di un “Ni”.

P.S.: la questione Tav è un argomento di grande interesse che unisce temi tecnici, economici, ambientali e, non da ultimo, di legittimità dello Stato. Sarebbe davvero interessante se i politici che seguiamo parlassero più spesso dell’argomento e in modo più specifico e quantificabile, al fine di alimentare un dibattito più profondo sull’opera.

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