Roberto Maroni

"Questo passo indietro [l'estromissione della Lombardia dalle prime cento regioni più competitive d'Europa] è frutto soprattutto della politica dei tecnici di Monti, basata su rigore e pressione fiscale."

Pubblicato: 26 ago 2013
Data origine: 25 ago 2013
Macroarea economia

Dichiarazione al vetriolo di Roberto Maroni, che attacca l'ex premier Mario Monti per avere - a sua detta - causato l'espulsione della Lombardia dalle 100 Regioni più competitive d'Europa, come riportato nel "Regional Competitiveness Index 2013" stilato dalla Commissione Europea e pubblicato in versione preliminare il 5 agosto. Ma sarà davvero imputabile al governo precedente il tuffo in profondità della Lombardia?

Indubbiamente la Regione è un centro economico fondamentale per il nostro Paese, e negli ultimi mesi sono stati tanti i politici lombardi a volerlo sottolineare. Ambrosoli e Pisapia hanno entrambi affermato che il Pil della Lombardia ammonta a circa un quarto del Pil nazionale, (in realtà si tratta di circa un quinto, ma rimane una proporzione molto rilevante), mentre Maroni ha in altre occasioni ricordato come la Lombardia sia anche la prima Regione agricola d'Italia, oltre ad essere un polo industriale. Questa vitalità economica si registra anche confrontando la Lombardia con altre Regioni d'Europa: nel 2010 (ultimi dati disponibili) la Regione era tra le più ricche d'Europa in termini di Pil pro capite a parità di potere d'acquisto.

Qual è stata quindi la causa del recente scivolone? Essendo la dichiarazione di Maroni in reazione al rapporto della Commissione, siamo andati a studiarlo a fondo per capirci qualcosa di più. Il rapporto - che trae ispirazione dal "Global Competitiveness Index" del World Economic Forum - misura la competitività delle regioni europee utilizzando 73 indicatori in 11 macroaree (tra cui lo stato delle infrastrutture, l'innovazione, l'istruzione, la qualità delle istituzioni e l'avanzamento tecnologico). I risultati sono riassunti nella mappa a destra, dove la competitività di una regione è segnalata dal colore verde.

La Lombardia è effettivamente crollata di 41 posizioni in classifica, scivolando dal 98esimo al 139esimo posto rispetto alla precedente edizione, come si può vedere a pagina 149 del rapporto di quest'anno (ignoriamo da dove il Corriere della Sera abbia rilevato un calo di "28 posizioni" nell'articolo di riferimento). Gli stessi autori del rapporto hanno voluto sottolineare come la Lombardia, pur essendo la regione italiana più competitiva (pag. 132) non faccia più parte della cosiddetta "banana blu", un termine coniato nel 1989 per definire l'arco geografico che, da Londra a Milano attraversando il Benelux e la Baviera, racchiudeva il cuore industriale d'Europa (pag. 128).

Appurato il crollo della Lombardia, bisogna sollevare un caveat molto importante sulla metodologia del rapporto. Già a pagina IV possiamo infatti notare che gli indicatori si riferiscono in prevalenza al periodo 2009-2011. Neanche i più distratti avranno dimenticato che il governo Monti si è insediato alla fine del 2011 (il 16 novembre), e che quindi con molta difficoltà avrebbe avuto modo di influenzare l'andamento della competitività in Lombardia nel periodo precedente. Scavando nell'Appendice A (pag. 153), scopriamo infatti che, dei 73 indicatori selezionati, 35 si riferiscono al 2011, 11 sono una media del periodo 2009-2011 e i rimanenti 27 sono tratti dal periodo 2006-2010. Il crollo della competitività lombarda non è quindi documentato "in diretta" dal rapporto della Commissione bensì "in differita" di un paio d'anni. La contemporaneità con il governo Monti non sarebbe stata di per sé sufficiente per provare eventuali colpe del presidente della Bocconi, ma ne è quantomeno condizione necessaria.

Maroni dovrà attendere quindi la prossima edizione del rapporto per poter eventualmente accusare le politiche di austerità del governo Monti. Nel frattempo ottiene una "Panzana pazzesca" da parte di Pagella Politica.

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