Enrico Letta

"Almeno 15 milioni di europei sotto i 30 anni non studiano, non frequentano corsi di formazione, non lavorano. In totale corrispondono a un Paese di media grandezza dell’Unione Europea. In Italia, sono 2,2 milioni: uno ogni quattro giovani".

Pubblicato: 30 giu 2013
Data origine: 24 giu 2013
Macroarea questioni sociali

L'emergenza lavoro trova sempre più spazio nel dibattito politico nazionale, ma non solo; in questo caso il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, commenta una vera e propria piaga sociale che colpisce la fascia più giovane della popolazione. Nel linguaggio specifico i "giovani che non studiano, non frequentano corsi di formazione e non lavorano" vengono definiti Neet (Not in Employment, Education or Training). I Neet rappresentano, infatti, la quota di popolazione giovanile tra i 15 e i 29 anni che non studia o non partecipa più a un percorso di formazione, ma non è neppure impegnata in un’attività lavorativa (definizione Istat).

Quanti saranno in Europa? Secondo i dati Eurostat, nel 2012 (l'anno più recente) i Neet europei rappresentavano il 15,9% della popolazione giovanile tra i 15 e i 29 anni (sottolineiamo che i dati relativi all'anno in questione sono ancora provvisori). In termini assoluti si tratta di 14.191.640 giovani, considerando che il totale della popolazione giovanile europea tra i 15-29 anni, al 2012, ammonta a quasi 90 milioni. Enrico Letta commette una lieve imprecisione utilizzando l'avverbio "almeno": i Neet europei sono, infatti, meno di 15 milioni. Gli concediamo, però, il beneficio del dubbio, non avendo a disposizione i dati relativi al 2013.

E come sarà, invece, la situazione in Italia? In questo caso ci affidiamo al Rapporto Annuale dell'Istat - edizione 2013 dove, a pagina 120, leggiamo che "sono ormai in questa posizione due milioni e 250 mila giovani (23,9 per cento). Molti sono alla ricerca attiva di lavoro (40 per cento), circa un terzo sono forze di lavoro potenziali e il restante 29,4 per cento sono inattivi che non cercano lavoro e non sono disponibili a lavorare". Sottolineiamo che la percentuale riportata dall'Istat corrisponde a quella calcolata da Eurostat.

Il nostro Presidente del Consiglio segna una triste doppietta: "Vero"!

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