Flavio Zanonato

"Un esempio chiarissimo [di gold-plating] è quello del Sistri, ecco un caso concreto. Qui la norma che ci è arrivata, la direttiva che ci è arrivata dall'Europa chiedeva la tracciabilità dei rifiuti pericolosi, anche a tipologie, eh, pericolosi e tossici. Noi l'abbiamo estesa anche ad altri rifiuti".

Pubblicato: 26 giu 2013
Data origine: 05 giu 2013
Macroarea ambiente

La critica del ministro per lo Sviluppo Economico al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, meglio noto con l'acronimo Sistri, è stata ripresa da diverse agenzie stampa.

Innanzitutto cerchiamo di capire la terminologia: che cos'è il gold-plating? Facciamo riferimento direttamente al Glossario della Commissione Europea, che definisce il gold-plating "la trasposizione della normativa comunitaria che va oltre quanto richiesto da quella stessa normativa, pur rimanendo nei limiti della legalità". In parole povere, questa pratica consiste nell’’imposizione di requisiti nazionali supplementari rispetto a quelli imposti dalla normativa europea.

Ma avrà ragione Zanonato, nell'affermare che questo sia avvenuto con l'implementazione del Sistri? Iniziamo con il precisare che la dichiarazione del ministro presenta una imprecisione, quando afferma che tutto è iniziato con una norma comunitaria. In realtà, come leggiamo nella sezione Riferimenti Normativi del sito ufficiale del Sistri, Il progetto del sistema integrato di gestione dei rifiuti viene avviato nel 2007, in seguito alla legge 27 dicembre 2006, n. 296 che, all'art. 1 comma 1116, stabilisce la realizzazione di un sistema integrato per il controllo e la tracciabilità dei rifiuti, in funzione ed in rapporto alla sicurezza nazionale e alla prevenzione e repressione dei gravi fenomeni di criminalità organizzata in ambito di smaltimento illecito dei rifiuti. La direttiva comunitaria che effettivamente c'è, è stata emanata ad oltre un anno di distanza. La direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, relativa ai rifiuti,è datata, infatti, 19 novembre 2008. Zanonato non sbaglia nell'affermare che l'Unione Europea chiedeva la tracciabilità dei soli rifiuti pericolosi; all'articolo 17, per l'appunto intitolato "Controllo dei rifiuti pericolosi", si legge che "gli Stati membri adottano le misure [...] volte a garantire la tracciabilità dalla produzione alla de­stinazione finale e il controllo dei rifiuti pericolosi". Tale direttiva è stata recepita con dlgs n. 205 del 3 dicembre 2010. Particolarmente utile per navigare in questo oceano normativo risulta essere la Nota Normativa sul Sistri e le differenti categorie di rifiuti pubblicata sul sito ufficiale, dove si legge che gli adempimenti al Sistri sono diversificati per le varie classi di rifiuti urbani, speciali non pericolosi, e speciali pericolosi.

Il ministro ha, quindi, ragione nell'affermare che la categoria di rifiuti di cui viene richiesta la tracciabilità è stata gonfiata dalla normativa italiana: "Vero"!

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