Riccardo Nuti

"Il Pd [...], vota a favore di creare un altro gruppo parlamentare - Fratelli d'Italia - fatto da 9 deputati, quando il regolamento prevede che ce ne devono essere almeno 20. Però si può andare in deroga, se l'ufficio di presidenza vuole, anzi se la capogruppo vuole. E cosa accade? Che il Pd e il Pdl votano a favore, così come tutti gli altri partiti. L'unico ad opporsi a questo spreco è stato il Movimento 5 Stelle. Sapete quanto ci è costato questo nuovo gruppo parlamentare? Una cifra che sicuramente non cambierà il Paese, ma abbiamo buttato nel cesso 400 mila euro".

Pubblicato: 25 giu 2013
Data origine: 31 mag 2013
Macroarea istituzioni

Durante la seduta del 2 aprile, il presidente della Camera ha annunciato che l’ufficio di presidenza, in data 28 marzo, ha autorizzato la costituzione del gruppo Fratelli d’Italia.

Il primo comma dell’articolo 14 del regolamento della Camera stabilisce che un gruppo deve essere formato da almeno 20 componenti. Tuttavia, il secondo comma dell’articolo 14 del regolamento stabilisce che si può derogare alla norma, permettendo all’ufficio di presidenza di rilasciare l'autorizzazione a formare un gruppo con meno di venti deputati, purché siano soddisfatte le seguenti condizioni:

1. che il gruppo rappresenti un partito organizzato nel Paese;

2. che abbia presentato proprie liste in almeno venti collegi;

3. che abbia ottenuto almeno un quoziente in un collegio e almeno trecentomila voti.

Ricordiamo che Fratelli d’Italia ha raccolto 665 mila voti, presentandosi in tutte le Regioni, tranne il Trentino Alto Adige.

Passiamo ora ai costi. Il 4 aprile 2013, l’ufficio di presidenza ha stabilito che il contributo ai gruppi, per l’anno solare 2013, è pari a 25,4 milioni di euro, per il periodo tra il 15 marzo e il 31 dicembre 2013. Stando al piano di ripartizione, per lo stesso periodo spettano al gruppo Fratelli d’Italia 362.857,14 euro. Nuti non specifica un periodo di riferimento ma 400 mila euro rappresenta un’approssimazione perdonabile anche perché, se calcolato per l’intero anno, l'ammontare sarebbe pari a circa 450 mila euro. Rileviamo, però, che se quei parlamentari fossero rimasti in seno al gruppo misto - dato che, secondo il terzo comma dell’articolo 15 del regolamento della Camera, la ripartizione avviene tenendo conto della consistenza numerica del gruppo - i contributi sarebbero andati al gruppo misto. In poche parole, così come spiegato nel resoconto della riunione dell’ufficio di presidenza della Camera con cui è stata deliberata la costituzione del gruppo Fratelli d’Italia (pagina 29), la normativa vigente, in caso di costituzione di un nuovo gruppo, non prevede l’aumento del contributo ai gruppi, ma semplicemente la redistribuzione dello stesso ammontare in base alla nuova consistenza dei gruppi.

Resta da vedere chi ha votato a favore della creazione del gruppo. Purtroppo non ci è possibile venire a conoscenza (a differenza delle votazioni in aula) delle votazioni per l’autorizzazione alla formazione del nuovo gruppo all'interno dell’ufficio di presidenza, visto che il regolamento della Camera non specifica le modalità con cui vengono adottate le decisioni. L’articolo 5 del regolamento della Camera stabilisce che l’ufficio di presidenza sia composto dal presidente, quattrovicepresidenti, tre questori e otto segretari e che debbano essere rappresentati tutti i gruppi parlamentari esistenti durante la sua elezione. Al momento dell'autorizzazione, l’ufficio in questione era formato - da quanto si vede dai risultati della prima votazione per la formazione di esso e dalla seconda per l’integrazione dell’ufficio di presidenza con rappresentanti dei gruppi non eletti durante la prima votazione in assemblea - da membri dei gruppi presenti in aula (Pd, Pdl, M5S, Scelta Civica, Sel, Lega Nord e Autonomie). Il resoconto della riunione - contenuto nel bollettino degli organi collegiali - ci permette di arrivare a conoscenza del parere dei rappresentanti dei gruppi rispetto alla costituzione del gruppo Fratelli d’Italia. Dal testo (pagina 29) risulta che Marina Sereni (Partito Democratico) e Maurizio Lupi (ora ministro del governo Letta, ma in quel momento vicepresidente della Camera e appartenente al gruppo del Popolo delle Libertà), hanno espresso parere favorevole alla costituzione del nuovo gruppo così come Stefano Dambruoso (Scelta Civica). Il vicepresidente Luigi Di Maio (Movimento 5 Stelle) ha ritenuto che non fosse opportuno procedere per evitare un aggravio dei costi.

Riassumendo, rispetto alla legittimità dell’autorizzazione a formare un nuovo gruppo, il neo capogruppo Nuti riporta correttamente la normativa, nel senso che esiste la possibilità di formare un gruppo con meno di venti componenti, in seguito alla decisione dell'ufficio di presidenza. Tuttavia, a questo proposito non cogliamo cosa intendesse Nuti nell'enfatizzare che la decisione spetta alla capogruppo.

Riguardo ai costi per la creazione del nuovo gruppo, Nuti riporta, seppur con un’approssimazione, l’ammontare in modo corretto ma manca di specificare che non si tratta di un costo aggiuntivo, dato che la stessa cifra viene ripartita in modo diverso.

Per quanto riguarda il consenso dei gruppi all'autorizzazione a formare il nuovo gruppo, dal testo contenuto nel bollettino degli organi collegiali relativo alla riunione dell’ufficio di presidenza, risulta che tra i rappresentanti dei partiti presenti nell'ufficio di presidenza, quelli di Pd e Pdl (insieme a quello di Scelta Civica) avessero espresso, così come sostenuto da Nuti, parere favorevole mentre il rappresentante del M5S parere contrario; non ci è possibile risalire al parere espresso dai membri appartenenti ai restanti gruppi.

Dal momento che le informazioni disponibili indicano che la creazione del nuovo gruppo non comporta costi aggiuntivi al bilancio della Camera, il giudizio complessivo di Pagella Politica è “Nì”!

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