Antonio Di Pietro

"Per correttezza devo dire che la legge anti-corruzione deve essere approvata ma se l'approvano non risolvono questi problemi. [...] Io sto dicendo che la legge anti-corruzione riguarda uno che dà i soldi all'altro e qua ti freghi i soldi dello Stato quindi non si tratta di corruzione" (00:09)

Pubblicato: 03 ott 2012
Data origine: 26 set 2012
Macroarea giustizia

Lo scandalo "der Batman" nella regione Lazio sta innescando un’accelerazione dei lavori parlamentari sulla legge anti-corruzione. Tuttavia, Di Pietro a Ballarò sostiene che la corruzione è cosa diversa da "fregarsi i soldi dello Stato", e che dunque il disegno di legge anti-corruzione non migliorerebbe situazioni simili a quelle nel Lazio. Sul piano giuridico Di Pietro ha ragione: la corruzione si verifica nel momento in cui un pubblico ufficiale riceve (o accetta la promessa di) denaro o altre utilità, per sé o per un terzo, per compiere un atto del suo ufficio (art. 318 del codice penale, e simili varianti negli articoli successivi). Nel caso Lazio l'accusa è piuttosto quello di peculato, ovvero il pubblico ufficiale che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria (art. 314 del codice penale). Non è però corretto affermare che la legge anti-corruzione riguarda solo "uno che dà i soldi all’altro" e che quindi il peculato non vi rientrerebbe: il testo approvato alla Camera lo scorso giugno prevedeva anche un aumento della pena per questo genere di reati. Noi, invece, prevediamo un bel "Nì".

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