Enrico Letta

"Nessuno, ripeto nessuno, può sentirsi esentato dal dovere dell’autorevolezza. Nessuno può considerarsi fino in fondo assolto dall’accusa di aver contaminato il confronto pubblico con gesti, parole, opere o omissioni. Con 11 milioni e mezzo di cittadini che hanno deciso di non votare, alle elezioni dello scorso febbraio, quello dell’astensione è risultato essere il primo partito. Non era mai accaduto prima: due milioni in più rispetto al 2008, quattro rispetto al 2006".

Pubblicato: 30 apr 2013
Data origine: 29 apr 2013
Macroarea istituzioni

Il nuovo Presidente del Consiglio, nel discorso di insediamento alla Camera, utilizza uno dei leitmotiv del periodo post-elettorale, ossia la diatriba tra Movimento 5 Stelle e Pd e su chi fosse il primo partito in Italia, per parlare di uno dei problemi emersi dall'ultimo conteggio dei voti: l'astensionismo.

Per capire se Letta abbia ragione dobbiamo prima di tutto quantificare il successo (o l'insuccesso) elettorale dei principali partiti italiani: Pd, Pdl e M5S. Prendendo i dati del Ministero dell'Interno relativi alla Camera dei deputati abbiamo calcolato il numero di voti per partito. Sommando i voti della circoscrizione Italia (Valle d'Aosta inclusa) a quelli pervenuti dall'estero, il Pd si piazza in testa con 8.932.615 voti, seguito dal MoVimento 5 Stelle con 8.797.902 e dal Pdl con 7.478.796. A questo punto cerchiamo di capire quanti italiani hanno disertato le urne. Utilizzando sempre i dati del Ministero dell'Interno, vediamo che gli aventi diritto erano, alla Camera, 50.500.118: di questi, solo 36.452.699 hanno effettivamente votato (anche in questo caso abbiamo sommato ai voti della circoscrizione Italia quelli della Valle d'Aosta e quelli pervenuti dall'estero). Un rapido calcolo ci indica che alle ultime elezioni l'astensionismo è stato di fatto il primo partito in Italia, ma con una "base elettorale" ben più cospicua di quella citata da Letta: 14.047.419. 

Per verificare i paragoni con il 2008 ed il 2006 ci serviamo dell'archivio storico del Ministero dell'Interno. Nel 2008 erano, in totale, 50.066.615 gli aventi diritto al voto; di questi, 39.109.664 si sono effettivamente recati alle urne. Ciò significa che quasi 11 milioni di italiani (per l'esattezza, 10.956.951) hanno scelto di non votare: si tratta di oltre tre milioni di elettori in meno rispetto al 2013. Quanti saranno stati, invece, gli astenuti nel 2006? Oltre 9 milioni (9.369.269) secondo i dati del Ministero dell'Interno; 4,6 milioni in meno in confronto al 2013. Vale la pena sottolineare che anche questi numeri includono la circoscrizione estero e la Valle d'Aosta.

Letta citerebbe il dato corretto se limitassimo il conteggio alla sola circoscrizione Italia, in cui 11.633.613 aventi diritto hanno effettivamente scelto di non votare. Anche i paragoni col nostro passato recente risulterebbero corretti: nel 2008 erano 9.167.245 gli italiani che si sono astenuti (esattamente 2,5 milioni rispetto al 2013), mentre nel 2006 il numero scende a 7.699.104 (3,9 milioni in meno in confronto al 2013). Il fatto che l'attuale legge elettorale (articolo 2) assegni il premio di maggioranza su base nazionale, escludendo, quindi, i voti all'estero, porta effettivamente dare maggior peso al risultato nazionale che non al totale, e riconosciamo che è "abitudine" citare i dati relativi alla sola circoscrizione Italia. In questo caso, però, la dichiarazione verte sulla mancata espressione del voto, non sulla traduzione dello stesso in seggi parlamentari. Pagella Politica, di conseguenza, ritiene opportuno inserire i voti dei valdostani e degli italiani all'estero nel computo finale e, per questo motivo, classifica questa dichiarazione con un "C'eri quasi"!

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