Roberta Lombardi

"Prima di compiere qualche breve riflessione sugli eventi delle ultime settimane è opportuno richiamare alla mente le caratteristiche che hanno contraddistinto la prima vera crisi internazionale del debito che risulti documentata. Facciamo un salto indietro nel passato, tale crisi ha tratto origine dai prestiti concessi dai mercanti italiani all'Inghilterra nell'ultima parte del tredicesimo secolo. A tal tempo l'Italia era un centro finanziario sviluppato e l'Inghilterra era solo un paese emergente, anche se ricco di risorse naturali. Tuttavia una serie di sconfitte militari costrinsero Edoardo III d'Inghilterra a dichiarare l'insolvenza e i mercanti fiorentini che erano i principali creditori assaltarono gli sportelli bancari. Ciò che stupisce, e qui mi riaggancio alla situazione attuale, è che l'Inghilterra non riuscì a liberarsi completamente della sua fama di insolvente fino a quando uscì rafforzato il ruolo del parlamento e la comunità internazionale accolse con favore infatti che per la prima volta a garantire il debito inglese, quindi il debito sovrano di una nazione, fosse un'istituzione a carattere permanente. E oggi, come allora, emerge quindi con chiarezza l'importanza del parlamento". (Min. 01:16)

Pubblicato: 15 apr 2013
Data origine: 25 mar 2013
Macroarea esteri

Nel corso del suo intervento di commento sugli esiti del Consiglio europeo del 14 e 15 marzo, Roberta Lombardi, capogruppo del MoVimento 5 Stelle alla Camera dei deputati, ha richiamato in due occasioni dei passaggi di "Questa volta è diverso. Otto secoli di follia finanziaria", un saggio del 2009 firmato Carmen M. Reinhart e Kenneth S. Rogoff. Se, nel caso della prima citazione, già analizzata da Pagella Politica, la Lombardi è stata precisa, altrettanto non si può dire per la seconda.

Consultando pagina 94 della versione italiana dell'opera dei due economisti harvardiani, risulta evidente che il riferimento temporale menzionato dalla Lombardi è impreciso. Reinhart e Rogoff scrivono – come correttamente riportato dalla Lombardi – che, a partire dall'ultima parte del tredicesimo secolo, i mercanti italiani hanno concesso un'ingente somma di prestiti all'Inghilterra e che perciò è in quel momento storico che vanno ricercate le cause della prima vera crisi internazionale del debito. Ma - prosegue a pag. 94 - è dopo il 1340, quindi almeno quarant'anni dopo, che si verifica il default: la Lombardi sembra essersi persa questo passaggio, che non viene citato. Il dato rileva perché, al momento dello scoppio della crisi, siamo quasi alla metà del quattordicesimo secolo: a fine tredicesimo secolo Edoardo III (1312-1377), il sovrano inglese che ha dichiarato l'insolvenza, non solo non era ancora assurto al trono d'Inghilterra, ma ... Non era neanche nato!

Inoltre - prosegue il saggio a pagina 94 e 95 - l’attribuzione di maggiori poteri al parlamento è solo una delle cause che hanno determinato il guadagno di credibilità da parte dell'Inghilterra; ad esempio si menziona l'ingegnosa pratica di emettere titoli di debito di breve periodo per finanziare le guerre, titoli che venivano convertiti in strumenti di lungo periodo dopo i conflitti. Riportare solo una parte di un'analisi scientifica - peraltro quella che giustifica la propria tesi di fondo - non pare un'operazione del tutto limpida sul piano intellettuale.

Diamo quindi un "Nì" alla Lombardi: a metà strada tra un voto positivo e negativo perché, se da una parte i dati sono stati riportati in modo non del tutto scorretto ed è apprezzabile che un politico utilizzi delle riflessioni prodotte da autorevole dottrina, dall’altra ci pare poco edificante che tali dati vengano fatti passare per fatti inconfutabili quando, in realtà, afferiscono a fenomeni interpretabili secondo molteplici prospettive: qualsiasi disciplina umanistica è teatro di ricchi dibattiti dottrinali, e la storia dell'economia non fa eccezione.

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