Giulio Terzi

"L'area euro vale ancora il 56% delle nostre esportazioni anche se siamo scesi di un 4-5% nell'ultimo quadriennio, solo un punto in più della decrescita che hanno vissuto anche la Germania e la Francia. Certo ci sono sofferenze nell'interscambio europeo che ha una economia più integrata e che quindi soffre di più la crisi. Ma la trasformazione del Mediterraneo favorirà la nostra economia, l'interscambio conta già per 80 miliardi con un quasi pareggio nonostante si tratti di Paesi fornitori di materie prime e di energia. Vuol dire che abbiamo una capacità esportativa molto sostenuta, con una dinamica di crescita del 20% annuo"

Pubblicato: 03 ott 2012
Data origine: 14 set 2012
Macroarea economia

Sappiamo tutti che le esportazioni sono l'unico settore della nostra economia ad essere in salute. Certo, se come dice il ministro degli Esteri Terzi il 56% è diretto verso i Paesi della zona euro in pesante crisi economica, il dato non è di buon auspicio. Verifichiamo comunque la veridicità della dichiarazione.

Secondo il rapporto Istat "L'Italia nell'Economia Internazionale" del 2012, l'Unione Europea nel suo insieme raggiunge il 55,8% delle nostre esportazioni. Un dato pericolosamente vicino a quello fornito dal ministro, che però parlava di zona euro. Difficilmente le esportazioni dirette alla zona euro potranno essere maggiori del totale delle esportazioni verso l'Unione Europea, perciò temiamo che il ministro o il suo staff si siano un po' confusi.

Per quanto riguarda le osservazioni sul commercio diretto verso l'area mediterranea, riteniamo che il ministro si stesse riferendo a ciò che nel rapporto Istat viene contrassegnato come "Nord Africa" e "Medio Oriente". Anche qui Terzi fornisce un dato molto vicino alla verità: il totale dell'interscambio commerciale con le due aree geografiche ammonta effettivamente a 76 miliardi di euro, molto vicino agli 80 miliardi citati dal Ministro.

Se consultiamo però fonti alternative, come il rapporto del centro studi SRM MED di Intesa Sanpaolo, il totale del saldo commerciale con i Paesi dell'area Mediterranea è sensibilmente inferiore, precisamente 57,7 miliardi di euro. Notiamo infatti che il rapporto Istat citato precedentemente contiene dati di importazione risalenti al 2010, precedenti quindi ai tumulti della ormai famosa "primavera araba", la quale ha inciso, nel corso di tutto il 2011, sulle importazioni da Paesi come la Libia (prevalentemente energetiche), la Siria, o l'Egitto.

Un'altra pecca nel ragionamento del ministro la troviamo nelle sue affermazioni riguardo al saldo commerciale. In realtà è abbastanza al di sotto dello zero, in miglioramento nei confronti del Nord Africa (dal quale esportiamo molto petrolio e gas, ma nel quale abbiamo un'attivissima presenza imprenditoriale) ed in peggioramento nei confronti del Medio Oriente (dai -4 ai -10 miliardi di Euro).

Infine, non capiamo a cosa si riferisca il ministro quando parla di una crescita del 20% delle esportazioni. Parla del totale? Se sì, queste in realtà si sono contratte nel periodo d'osservazione Istat (2010 - 2011). Se si riferisce alle aree mediterranee, abbiamo subito un calo del 20% nell'Africa del Nord (probabilmente dovuto ai tumulti della primavera araba) ed una crescita del 14,5% nel Medio Oriente. I dati sembrano smentire il ministro, ma ammettiamo di non aver compreso esattamente a cosa si stesse riferendo. Per quanto riguarda le cifre di interscambio commerciale, diamo per quasi buona l'interpretazione del ministro perché suffragata da dati Istat, anche se non perfettamente aggiornati. Per questo si merita comunque un "C'eri quasi".

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