Nichi Vendola

"Il Paese che sta ferito, oggi, in condizioni di agonia [..]Sette, otto milioni di poveri assoluti". (Min. 21:00)

Pubblicato: 24 mar 2013
Data origine: 16 mar 2013
Macroarea questioni sociali

Anche Vendola, come aveva già fatto Silvio Berlusconi, torna a parlare della precarietà in cui vivono milioni di italiani. Vendola, però, fa un po' di confusione... Cerchiamo quindi di mettere ordine. Secondo il rapporto Istat "Noi Italia 2013", infatti, nel 2011 sono 8,2 milioni le persone che vivono in una situazione di povertà relativa, cioè l'11,1% delle famiglie italiane e il 13,6% della popolazione residente. La percentuale di coloro che vivono in una situazione di povertà assoluta, invece, è inferiore e coinvolge il 5,2% delle famiglie, per un totale di 3,4 milioni di individui. 

Qualè però la differenza tra povertà relativa e povertà assoluta? Nello stesso documento di cui sopra, l'Istat spiega che una famiglia viene definita povera in termini relativi se la sua spesa per consumi è pari o al di sotto della linea di povertà relativa, che viene calcolata sui dati dell'indagine sui consumi delle famiglie. Nel 2011 la linea era di 1.011,03 euro mensili per una famiglia di due componenti. La soglia di povertà assoluta è calcolata, invece, in base alla spesa mensile minima necessaria per acquisire il paniere di beni e servizi considerati essenziali - nel contesto italiano e per una determinata famiglia - a conseguire uno standard di vita "minimamente accettabile". Nel 2011, per una famiglia di due componenti adulti (18-59 anni) di un piccolo Comune, la soglia di povertà assoluta è pari a 984,73 euro se residente nel Nord, e a 761,38 euro se nel Mezzogiorno. La soglia scende a 918,93 euro e 704,69 euro rispettivamente se uno dei due componenti ha più di 74 anni.

Vendola scambia quindi i numeri relativi alla povertà assoluta con quelli della povertà relativa... "C'eri quasi"!

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