Giulio Terzi

"Vederci posti tra i Paesi partly free lascia perplessi, non so se ci valutano con lo stesso metro applicato ai Paesi anglosassoni: le grandi concentrazioni di editoria e di televisione esistono anche in altre parti del mondo che si ritengono più virtuose"

Pubblicato: 03 ott 2012
Data origine: 14 set 2012
Macroarea questioni sociali

Dispiace contraddire il ministro, ma non sembra che Freedom House abbia declassato l'Italia a "Paese semilibero" per via delle concentrazioni di editoria. Proviamo a capirci qualcosa di più. Noise From Amerika  ha provveduto ad esprimere il proprio giudizio nel 2009, anno in cui l'Italia fu ignominiosamente retrocessa, unica in Europa al pari con la Turchia, nella serie B della libertà di stampa. Assieme al proprio giudizio, il sito descrive la metodologia utilizzata, visionabile anche sul sito stesso di Freedom House . La ragione per cui l'Italia è stata ritenuta "partially free" (cosa che è ancora, tra l'altro, anche se siamo migliorati - abbiamo un punteggio di 31, al limite) è dovuta, secondo gli esperti di Freedom House, all'uso di leggi anti-diffamazione (vedesi caso recente di Sallusti) per limitare la libertà dei giornalisti, oltre alla presenza, fino a poco tempo fa, di Silvio Berlusconi in qualità di Presidente del Consiglio, il quale si riteneva aumentasse enormemente il controllo politico sulla stampa. Insomma, la concentrazione proprietaria dei gruppi editoriali non sembra essere stato il fattore che ha causato la retrocessione. Un bel "Nì" per il ministro.

PS. l'ultima rilevazione di Freedom House ha migliorato la posizione dell'Italia di un punto, in seguito alle dimissioni di Silvio Berlusconi.

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