Piero Fassino

"[…] La spending review fino ad oggi è stata sempre e soltanto richiesta ed attuata al sistema degli enti locali e non c’è stata fin qui alcuna forma di spending review sulla spesa statale che costituisce più della metà della spesa pubblica globale". (Min. 4:09)

Pubblicato: 20 mar 2013
Data origine: 06 mar 2013
Macroarea economia

Per spending review intendiamo la revisione della spesa pubblica che è stata avviata dal governo Monti dal momento del suo insediamento. L'idea di fondo era quella di realizzare un "sistema razionale di valutazione e programmazione che ottimizzi il mix di risorse umane e materiali a disposizione delle pubbliche amministrazioni"; in questo modo "la riduzione della spesa non mira a modificare la quantità di servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni quanto a colpire gli eccessi e gli sprechi" (si veda la presentazione del governo in proposito). Da un punto di vista legislativo, sono tre gli interventi principali attuati dal governo Monti in proposito: il decreto Salva Italia, il decreto n. 52 e in particolare il decreto n. 95 del 2012 sulla "riduzione della spesa a servizi invariati".

Nella sua dichiarazione, Fassino accusa lo Stato di aver richiesto tagli solamente al sistema degli enti locali, non andando a toccare la spesa delle amministrazioni centrali che, sempre secondo il sindaco di Torino, sarebbe pari al 50% del totale. E' corretto dire che per quanto riguarda l'amministrazione centrale non è stata ridotta la spesa? Andiamo a controllare nel dettaglio.

Come riportato in una nostra precedente analisi su una dichiarazione del governatore piemontese Cota, è la parte II del testo del decreto n. 95 del 2012 che si occupa della "Riduzione della spesa delle amministrazioni statali e degli enti non territoriali". In particolare, all'articolo 7, si prevedono le riduzioni a carico dei Ministeri. Al primo comma si leggono, infatti, tagli di 5 milioni nel 2012 e 10 milioni nel 2013 sul bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio, a cui seguono tagli di 60 milioni tra 2012 e 2013 in capo ai ministri senza portafoglio e ai sottosegretari. Questi ultimi fanno parte di un pacchetto di tagli legati ai Ministeri che ammonterebbero a 1.5 miliardi nel trascorso 2012 e a ben il doppio nel 2013 (per approfondimenti si veda anche il dossier del Sole 24 ore o le previsioni del DEF aggiornate a settembre 2012, qui disponibili alla pagina 18).

Sono, inoltre, previste la soppressione di alcune agenzie ed enti nazionali, la definizione di tetti massimi di retribuzione per i manager pubblici anche a livello nazionale (D.P.C.M. del 23 marzo 2012), la riduzione della spesa per il personale e una maggiore rigidità nella delega di compiti a società di consulenza (si veda al proposito questo articolo del Sole 24 ore). Più dubbia la riduzione della spesa per le auto blu, che nei conti è un po' meno riuscita di quanto dichiarato da Monti stesso.

Insomma non ci pare proprio che non ci sia stata "alcuna forma di spending review sulla spesa statale", anche se è vero che la parte IV del famoso decreto è stata dedicata interamente agli enti locali, con tagli al fondo sperimentale di riequilibrio (art. 16, comma 6) che hanno preoccupato diversi Comuni italiani (si veda questo articolo dell'Anci a titolo di esempio).

Per quando riguarda l’attuazione, ammettiamo che i risultati sono ancora incerti, sia livello centrale che locale. I bilanci a consuntivo sono in preparazione e saranno disponibili nei prossimi mesi. E’, tuttavia, ipotizzabile che seppure non tutte le misure saranno implementate ed efficaci al 100% (ri-citiamo qui l’esempio delle auto blu di cui sopra), è falso parlare, in maniera così netta, di una spending review solamente a livello locale.

Per quanto riguarda il peso della pubblica amministrazione centrale, Fassino ha un po' esagerato. Gli ultimi dati disponibili al proposito sono quelli del 2011, elaborati dall’Istat e dalla RGS, qui presentati in tabella e consultabili in questo esaustivo rapporto della Ragioneria Generale dello Stato, a pagina 44. La spesa rappresentata è quella primaria, ovvero al netto degli interessi, perché si è soliti utilizzare, per questo genere di calcoli, i dati relativi alla gestione in senso stretto*. Si vede, quindi, che la spesa centrale rappresenta il 24.5% del totale, contro il 33.1% delle amministrazioni locali. La quota restante di spesa è rappresentata dagli enti di previdenza (42.4%).

Con due affermazioni sbagliate su due, Fassino non si può salvare: "Panzana pazzesca".

* Per i più curiosi: è possibile rifare i calcoli includendo gli interessi, utilizzando i dati a pagina 8 di questo rapporto del MEF. Ricordiamo che è necessario togliere dalla spesa delle amministrazioni centrali i "trasferimenti ad altre amministrazioni pubbliche" che altrimenti verrebbero contati due volte. Anticipiamo che la spesa delle amministrazioni centrali arriva così a pesare circa il 31%. Ancora al di sotto di quanto dichiarato da Fassino.

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