Pubblicato: mercoledì 20 gennaio 2021
Photo: Ansa
Due giorni di crisi in Parlamento, in 5 fact-checking

Il 18 e il 19 gennaio il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ottenuto la fiducia sia alla Camera che al Senato, dove i numeri a sostegno del governo però sono precari e inferiori alla maggioranza assoluta dei seggi. Non si sa ancora che cosa succederà nei prossimi giorni, ma è molto probabile che Conte cercherà di allargare la propria maggioranza parlamentare per continuare a governare.

Nei due giorni di crisi in Parlamento ci sono stati molti interventi: a Montecitorio hanno parlato oltre 40 deputati, mentre a Palazzo Madama più di 50 senatori. Chi ha seguito il dibattito si sarà accorto che, tra gli esponenti della maggioranza e dell’opposizione, sono state ripetute una serie di dichiarazioni.

Dai record sui vaccinati a quelli sui morti di Covid-19, passando per la polemica su “genitore 1 e 2”, ecco che cosa c’è di vero, o meno, in cinque delle affermazioni più ricorrenti nel dibattito parlamentare di questi giorni.

Il record dei vaccini

Nel suo discorso alla Camera e al Senato, il presidente Conte ha detto che l’Italia è la prima nell’Ue per numero di vaccini somministrati contro il coronavirus. Lo stesso primato è stato rivendicato, tra gli altri, anche dal deputato del Movimento 5 stelle Riccardo Ricciardi e dalla senatrice del M5s Alessandra Maiorino.

Secondo i dati di Our world in data – che soffrono di alcuni ritardi, ma sono lo strumento più affidabile in questi calcoli – in valori assoluti l’Italia ha somministrato circa 1,2 milioni di prime dosi di vaccino, il dato più alto nell’Ue ma simile a quello della Germania. Nei vaccinati in rapporto alla popolazione, però, meglio di noi hanno fatto finora Danimarca e Slovenia, e da poco anche la Spagna.

Il record della caduta del Pil

In Senato Matteo Renzi ha iniziato il suo discorso di critica a Conte dicendo che il nostro Paese ha il record negativo di danni economici per la crisi. Con una frase simile ha iniziato il suo intervento a Palazzo Madama anche il leader della Lega Matteo Salvini.

Come abbiamo scritto di recente, nel 2020 il Fondo monetario internazionale, l’Ocse e l’Ue stimano per l’Italia una caduta del Pil tra il -10,6 per cento e il -9,1 per cento rispetto al 2019. Quello italiano è tra i dati peggiori, ma non il peggiore: a seconda delle stime, cali più pesanti riguardano Paesi europei come la Spagna, ma anche fuori dall’Europa l’Argentina e l’India.

Nei vari trimestri del 2020, poi, l’Italia ha registrato uno dei cali più significativi del Pil, ma in alcuni periodi Paesi come Francia, Spagna e Regno Unito hanno avuto contraccolpi più forti. È però molto probabile che nel 2021 questi Stati cresceranno di più rispetto a noi.

Ricapitolando: il primato negativo indicato da Renzi, e da altri parlamentari, è un’esagerazione. L’Italia è tra i Paesi messi peggio economicamente per la crisi, ma non il peggiore di tutti.

Il record dei morti

Dopo il primato negativo sui danni economici, Renzi ha detto che a livello mondiale abbiamo anche quello per morti da coronavirus, ed è stato poi seguito a ruota, tra gli altri, anche da Salvini. Riferimenti dello stesso tipo sono stati fatti alla Camera, per esempio dal deputato leghista Claudio Borghi.

Secondo i dati più aggiornati, tra i grandi Paesi del mondo l’Italia è quello con più morti da Covid-19 in rapporto alla popolazione: quasi 1,4 ogni milione di abitanti, un dato molto simile a quello del Regno Unito.

Ma come abbiamo spiegato più volte, queste classifiche vanno prese con molta cautela: ogni Stato infatti segue criteri diversi per conteggiare i decessi dell’epidemia. Per esempio, il dato usato per il Regno Unito nelle classifiche tiene conto di tutti i positivi morti entro 28 giorni dalla diagnosi; i dati francesi, invece, sono riferiti soltanto alle morti in ospedale, in altri istituti di cura e nelle residenze per anziani.

Non c’è nulla di strano o di segreto in questa procedura, ma i dati raccolti nei diversi Paesi non sono direttamente comparabili tra loro.

Il grande equivoco intorno a “genitore 1 e 2”

Una delle accuse più ricorrenti al Senato contro il governo è stata quella espressa, ad esempio, dal senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, secondo cui sarebbero stati reintrodotti da questo governo le diciture “genitore 1 e 2” sui documenti dei minori. Un’affermazione simile a Palazzo Madama è stata fatta, tra gli altri, anche dal capogruppo della Lega Massimiliano Romeo, dalla senatrice ex M5s Tiziana Drago e da Antonio Saccone dell’Udc.

Questa accusa è però infondata. Come abbiamo verificato di recente, la dicitura “genitore 1 e 2” non sarà reintrodotta, perché in realtà non c’è mai stata. Nel 2019, l’allora ministro Salvini decise di far sostituire sulla carta d’identità elettronica dei minori il termine «genitori» – e non, ribadiamo, “genitore 1 e 2” – con «padre e madre».

Nelle ultime settimane, il Viminale ha scritto uno schema di decreto – ancora da approvare – per tornare alla dicitura precedente. In questo modo, oltre alla decisione politica, vengono accolte anche le osservazioni fatte dal Garante della privacy, che aveva mosso alcune critiche all’opzione scelta durante il governo Lega-M5s.

Le condizioni del Recovery fund

Un altro tema ricorrente è stato quello sugli oltre 200 miliardi di euro che l’Ue metterà a disposizione dell’Italia per la ripresa. Alla Camera, per esempio, il deputato di Italia viva Ettore Rosato ha detto che il Recovery fund ha più condizioni di quelle del Pandemic crisis support del Mes.

Come abbiamo spiegato già qualche mese fa, è vero. Nel caso del Recovery fund, il piano presentato dall’Italia sarà valutato dalla Commissione Ue, che stabilirà quante delle sue raccomandazioni sono state seguite dal nostro Paese. Nel caso del Mes, i soldi ricevuti potranno essere usati solo per spese sanitarie, ma la Commissione vigilerà solo su questa condizione.

In altri attacchi al governo, come quello di Salvini in Senato, si è invece detto che nel regolamento europeo sul Recovery fund è presente la cosiddetta austerity, ossia il potere dell’Ue di imporre riforme ai Paesi che non rispettano i vincoli di bilancio.

Le cose, in realtà, sono più articolate di così, come abbiamo spiegato in un approfondimento sul tema. Da un lato, l’erogazione dei fondi è vincolata al rispetto delle regole di bilancio, ma questo vale per tutti i fondi europei, come quelli strutturali. Dall’altro lato, il Patto di stabilità – nel quale sono contenute le regole di bilancio – è attualmente sospeso e lo sarà per il resto del 2021, forse anche per il 2022. Nel corso dell’anno, peraltro, ci si aspetta che la Commissione Ue ne discuta la riforma.

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