Pubblicato: giovedì 14 gennaio 2021
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​Glossario della crisi di governo

«Si teme una crisi al buio». «I pontieri sono al lavoro per evitare la rottura fra i due partiti». «Fra le ipotesi, un governo di salute pubblica». Come tutte le discipline, anche la politica ha un linguaggio specifico, spesso ereditato dalla gloriosa Prima Repubblica: e dunque, oggi, oscuro alla maggior parte dei cittadini e dei lettori. Mai come in una crisi di governo, i termini settoriali delle cronache si moltiplicano, e così i riti che accompagnano una fase così complessa.

Abbiamo realizzato un glossario con le espressioni più utilizzate per parlare di crisi di governo (e magari capirci anche qualcosa di più).

Consultazioni

È il primo passaggio nella formazione di un nuovo governo dopo le elezioni politiche o le dimissioni del governo in carica. Le consultazioni non sono previste dalla Costituzione, nella quale si specifica (art. 92) solo che «il presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri».

Si tratta però di una prassi consolidata negli anni. In questa serie di incontri, il capo dello Stato si confronta con i rappresentanti dei partiti per capire chi può (e se si può) formare una maggioranza, o una nuova maggioranza. Come spiega il sito del governo, «l’ordine delle consultazioni non è disciplinato se non dal mero galateo costituzionale ed è stato soggetto a variazioni nel corso degli anni». Di certo, vengono sempre “invitati” i presidenti di Camera e Senato e i capi dei gruppi parlamentari e delle coalizioni. A questi, possono aggiungersi personalità eminenti, come gli ex presidenti della Repubblica.

Dimissioni

La crisi – espressione utilizzata in generale anche per indicare le tensioni all’interno della maggioranza – si apre formalmente con le dimissioni del capo del governo in un incontro con il presidente della Repubblica. A quel punto, il capo dello Stato prende atto delle dimissioni e di solito avvia uno o più giri di consultazioni.

Per prassi – com’è avvenuto nel 2019 con la caduta del primo governo Conte – il Quirinale chiede al governo dimissionario di «curare il disbrigo degli affari correnti», ovvero, in sintesi, di garantire la continuità della pubblica amministrazione e occuparsi, se necessario, dei provvedimenti urgenti o delle nomine in scadenza.

Colle (salire al)

Il Palazzo in cui risiede il presidente della Repubblica si trova sul colle Quirinale, il più alto dei sette colli su cui fu costruita l’antica città di Roma. “Salire al Colle” è l’espressione utilizzata, nel gergo politico e giornalistico, per indicare il momento in cui il presidente del Consiglio incontra il presidente delle Repubblica, generalmente per rassegnare le proprie dimissioni. P.S. Metafore a parte, il breve tratto di strada fra Palazzo Chigi e il Quirinale è realmente in salita (anche abbastanza ripida).

Crisi al buio

Quando il presidente del Consiglio si dimette senza che sia già pronto un piano B, si usa la definizione “crisi al buio”. Generalmente, il presidente della Repubblica apre le consultazioni per decidere se e a chi assegnare l’incarico per la formazione di un nuovo governo. E nel caso non si riesca a comporre una nuova maggioranza, non resta che il ritorno alle urne.

Crisi pilotata

Al contrario, si parla di “crisi pilotata” quando il presidente del Consiglio rassegna le proprie dimissioni a seguito di un accordo politico già raggiunto all’interno della maggioranza (o con una maggioranza alternativa). In classico stile Prima Repubblica. In questo caso, il premier dimissionario propone già lo schema per un nuovo esecutivo al presidente della Repubblica.

Draghi, Mario

Classe 1947, economista, accademico, ex presidente della Banca centrale europea. Piace a destra, piace a sinistra, piace all’Europa. Il suo nome non viene dai manuali delle crisi di governo della Prima Repubblica, ma entra di diritto in quello delle crisi contemporanee.

Davanti all’ipotesi di un esecutivo al collasso, c’è puntualmente qualcuno che dice, con qualche variazione: «Ci vorrebbe Mario Draghi», «Mario Draghi potrebbe mettere d’accordo tutti i partiti con un governo tecnico?», «Che cosa pensa di un governo Draghi?». L’unico di cui non si sa mai l’opinione su un governo Draghi è proprio Mario Draghi. Il banchiere, candidato a tutto e spesso a sua insaputa, dalla presidenza del Consiglio alla presidenza della Repubblica, non ha mai dato pubblicamente la sua disponibilità. Ma c’è chi spera che stia solo aspettando il momento opportuno.

Negli anni passati, una figura simile è stata quella di Giuliano Amato, l’ex presidente della Corte Costituzionale chiamato a dirigere due governi tecnici, nel 1992 e nel 2000.

Esplorativo (mandato)

Nel corso delle consultazioni, il presidente della Repubblica può assegnare a una personalità istituzionale di rilievo (per esempio il presidente della Camera o del Senato) il compito di verificare le possibilità di formare una nuova maggioranza attraverso una serie di incontri informali. Di fatto è come se chi riceve il mandato esplorativo fosse “in missione” per conto del Capo dello Stato.

Nell’aprile 2018, il presidente della Repubblica Mattarella ha assegnato un mandato esplorativo sia alla presidente del Senato Elisabetta Casellati sia al presidente della Camera Roberto Fico. Entrambi avevano un campo specifico da sondare: un possibile governo fra centrodestra e Movimento 5 stelle per Casellati, il cui partito è Forza Italia; un possibile governo fra centrosinistra e Movimento 5 stelle per Roberto Fico (esponente del M5s).

Fibrillazioni

Termine medico prestato alle cronache politiche. L’accelerazione del battito cardiaco è una delle immagini predilette per descrivere un momento di tensione all’interno della maggioranza. Le “fibrillazioni” possono essere il primo sintomo della crisi.

Governo di scopo

Fra le varie ipotesi per uscire da una crisi. Spesso il governo di scopo è anche un governo tecnico (v. “Governo tecnico”). Non è però equivalente. Il governo di scopo – come suggerisce l’espressione – nasce con un compito circoscritto e, di conseguenza, una scadenza temporale. L’obiettivo di questo governo può essere «traghettare il Paese al voto» (altra formulazione frequente nelle cronache politiche), ovvero garantire le funzioni dell’esecutivo fino a nuove elezioni politiche, la cui preparazione può richiedere qualche mese. Lo “scopo” potrebbe anche essere, nello specifico, l’approvazione di una nuova legge elettorale. Negli ultimi mesi, a volte, si è sentito nominare anche un governo di scopo con il compito di garantire la stesura e l’invio in Europa del Recovery plan.

Governo di unità nazionale / governo di salute pubblica / governo istituzionale

Vedi anche alla voce “governo tecnico”. Le varie espressioni vengono utilizzate per indicare la formazione di un esecutivo sostenuto da tutte o quasi le forze politiche, le quali decidono di mettere parte le proprie divergenze per perseguire una serie di obiettivi comuni, in una situazione di particolare gravità. Questo governo si definisce “istituzionale”, nello specifico, quando il compito viene assegnato a una figura delle istituzioni, come il presidente della Camera o del Senato.

Parlamentarizzazione

Le crisi di governo nascono quasi sempre fuori dal Parlamento (“extraparlamentari”). Il caso di scuola, fornito in questi giorni di Italia viva, è la minaccia da parte di uno dei partiti della maggioranza di ritirare la propria delegazione dal Consiglio dei ministri.

La crisi viene invece “parlamentarizzata” quando la caduta della maggioranza è certificato dai numeri delle camere con una mozione di fiducia o sfiducia (art. 94, co. 5) o nel corso del voto di un provvedimento blindato dalla questione di fiducia. Nella storia della Repubblica italiana, un solo presidente del Consiglio, Romano Prodi, si è dimesso (due volte, nel 1998 e nel 2008) dopo aver perso un voto di fiducia in Parlamento.

Curiosità: nell’agosto 2019, la crisi è stata “quasi-parlamentarizzata”. Il 20 agosto Conte ha reso le proprie comunicazioni in parlamento prima di salire al Colle, ma un voto non c’è mai stato. La Lega ha ritirato la propria mozione di sfiducia con un tardivo dietrofront.

Responsabili

Sono i parlamentari non appartenenti alla maggioranza che offrono il proprio appoggio in occasione di voti decisivi per l’esecutivo in carica. La cronaca politica li ha graziati di un appellativo nobile; qualcuno preferisce le definizioni di “opportunisti” o “trasformisti”.

Ne sono stati esponenti illustri Antonio Razzi e Domenico Scilipoti: ex Italia dei valori, hanno abbandonato il proprio partito a dicembre 2010 in coincidenza di un voto di fiducia decisivo per la sopravvivenza dell’allora governo Berlusconi. A Scilipoti, in particolare, si deve anche la fondazione del «Movimento di responsabilità nazionale». Nella legislatura successiva Scilipoti è stato eletto con il Popolo delle libertà.

Rimpasto

La sostituzione di uno o più ministri all’interno della squadra dell’esecutivo. Può essere un modo per sopire i contrasti all’interno di una maggioranza politica senza arrivare a una crisi di governo. L’assegnazione di nuovi incarichi cambia gli equilibri fra le forze politiche (dando magari maggiore peso all’una o all’altra).

Rinvio alle camere

Prima di accettare le dimissioni del presidente del Consiglio, il capo dello Stato può chiedere il “rinvio alle camere”. In questo caso, il premier è chiamato a sottoporsi a un voto di fiducia, sia alla Camera che al Senato, per verificare se il suo governo abbia ancora l’appoggio di una maggioranza.

Pontieri

Sono gli esponenti di un partito politico che portano avanti informalmente un confronto con un altro partito per arrivare a un accordo. Si tratta di figure spesso lontane dai riflettori, abituate più spesso ad abitare i retroscena della cronaca politica.

Nella storia recente, sono stati definiti “pontieri”: l’ex senatore di Forza Italia Denis Verdini, mediatore fra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi ai tempi del “patto del Nazareno”; Gianni Letta, uomo di fiducia di Berlusconi, ancora oggi in campo, da sempre il principale canale di comunicazione per gli accordi di e con Forza Italia; e infine, nell’attuale crisi di governo, Goffredo Bettini, consigliere del segretario Pd Nicola Zingaretti, che sarebbe da settimane il moderatore delle trattative fra Conte e Italia viva.

Tecnici / Governo tecnico

Un governo tecnico è un esecutivo senza colore politico, affidato a personalità “tecniche” (per esempio, economisti o professori) a cui viene richiesto di intervenire solitamente in risposta a una situazione emergenziale. Perché un governo tecnico sia possibile, solitamente, è necessario il coinvolgimento di tutti (o quasi) i partiti. Così è avvenuto per il governo tecnico più recente, quello di Mario Monti, subentrato a Silvio Berlusconi nel 2011. L’esecutivo Monti ha ricevuto, al tempo, la fiducia di tutti i partiti, a eccezione della Lega Nord.

Verifica

Può precedere la crisi o aiutare ad evitarla. È un’espressione che non si ritrova in leggi o regolamenti, ma che è nata dalle consuetudini. La Treccani la definisce in questi termini: l’«accertamento della sussistenza delle motivazioni di fondo e delle condizioni che hanno determinato un’alleanza, una intesa, una coalizione di governo tra due o più partiti». O come avrebbe cantato Riccardo Cocciante: «se stiamo insieme ci sarà un perché / e vorrei riscoprirlo stasera».

Serena Riformato

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