Pubblicato: giovedì 1 gennaio 1970
Photo: Ansa
Dalle sanzioni alla Russia alla pressione fiscale, quando il governo ha fatto il contrario di quanto promesso

Il governo «mantiene le promesse», ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte il 17 gennaio 2019, durante la conferenza stampa di presentazione del decreto su reddito di cittadinanza e “quota 100”. Davvero?

Nel progetto Traccia il Contratto, abbiamo verificato quanto fatto dopo il primo anno di legislatura dal governo M5s-Lega. E tra le 317 promesse contenute nel Contratto di governo, 37 di loro – il 12 per cento, una ogni dieci giorni – si possono in effetti considerare mantenute.

Ci sono però alcuni casi in cui gli impegni presi sono stati addirittura compromessi dalla maggioranza stessa. In otto occasioni, infatti, Lega e M5s hanno fatto l’esatto opposto di quanto sottoscritto nel loro accordo o hanno approvato provvedimenti che ne rendono più difficile la realizzazione.

Dalla diminuzione della pressione fiscale alla rimozione delle sanzioni alla Russia, vediamo alcune delle promesse su cui il governo si è rimangiato la parola data.

«VIA queste assurde sanzioni»!

«Spero di potere presto, dal governo, raccogliere l’appello del presidente di Confindustria Russia: VIA queste assurde sanzioni che stanno causando un danno incalcolabile all’economia italiana!», scriveva il 2 aprile 2018 su Twitter l’attuale ministro dell’Interno Matteo Salvini, all’epoca ancora alla ricerca di un alleato di governo.

Su questo punto il Contratto dice che «è opportuno il ritiro delle sanzioni imposte alla Russia, da riabilitarsi come interlocutore strategico al fine della risoluzione delle crisi regionali (Siria, Libia, Yemen)».

Dopo un anno come vicepresidente del Consiglio, le sanzioni non solo non sono state ritirate ma, nelle occasioni a sua disposizione in sede europea, il “governo del cambiamento” ha votato sempre a favore della proroga.

Le tre giravolte sul fisco

La sezionedel Contratto che si occupa del fisco è quella con il numero più alto di promesse compromesse: 3 su 21. Riguardano l’Iva, le accise sul carburante e la pressione fiscale.

Partiamo dall’Imposta sul valore aggiunto. L’attuale esecutivo ha ereditato dal precedente governo le cosiddette “clausole di salvaguardia”. Semplificando: se entro il 2019 non si trovano maggiori entrate o minori spese in altro modo, l’Iva aumenterà “automaticamente” per rispettare l’equilibrio del bilancio statale secondo gli impegni presi con l’Europa.

Il Contratto di governo prevede che queste clausole vengano sterilizzate. Cosa che è effettivamente avvenuta per il 2019, con una copertura di circa 12 miliardi di euro stanziata con la legge di Bilancio. A sua volta, però, l’esecutivo ha introdotto nuove – e più pesanti – clausole di salvaguardia per i prossimi due anni, per un valore complessivo di circa 52 miliardi di euro.

Discorso analogo vale per le accise sulla benzina. Dopo che Lega e M5s avevano promesso di voler eliminare le componenti più «anacronistiche» di queste imposte, ne hanno di fatto stabilito un aumento. La legge di Bilancio per il 2019 ha sterilizzato l’aumento delle accise sui carburanti previsto per quest’anno, ma ha a sua volta incrementato le imposte su benzina e gasolio a partire dal 2020, da 350 milioni di euro a 400 milioni di euro.

Infine, nonostante la promessa di approvare una «riforma nell’ottica di una riduzione del livello di pressione fiscale», un anno di governo ha portato a risultati compromettenti.

Ad aprile 2019, il Documento di Economia e Finanza (Def) ha stimato che la pressione fiscale aumenterà dal 42 per cento previsto per il 2019 fino al 42,7 per cento nel 2020 e nel 2021, per poi riscendere nel 2022 al 42,5 per cento – un valore comunque più alto di quello registrato nel 2018.

L’abolizione della protezione umanitaria

Anche tra i 19 impegni presi nel capitolo dedicato all’immigrazione ce n’è uno che si può considerare compromesso dalle decisioni del governo.

L’impegno di allineare le attuali forme di protezione «agli standard internazionali» è infatti smentito da una delle novità introdotte dal cosiddetto “decreto Sicurezza”, convertito in legge il 1° dicembre 2018. Questa norma ha cancellato di fatto la protezione umanitaria, sostituendolo con permessi “speciali” della durata di un anno.

Il governo ha giustificato questa misura dicendo che, in questo modo, l’Italia si è adeguata «alla disciplina dei permessi di soggiorno degli altri Paesi europei», ma in realtà non è così. In Europa, infatti, sono 25 i Paesi che prevedono la concessione della protezione umanitaria, di cui 21 sono membri dell’Unione Europea.

Scopri tutte le promesse compromesse dal governo su Traccia il Contratto.

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