Pubblicato: giovedì 1 gennaio 1970
Photo: Festa Democratica Torino su Flickr
Le spese delle Regioni

In questi giorni stiamo assistendo alle proteste di alcuni presidenti di regione sui tagli imposti dalla finanziaria per il 2015. Secondo Chiamparino, presidente della regione Piemonte, i tagli "sono insostenibili". Zingaretti, presidente della regione Lazio, lamenta invece: "è facile tagliare le tasse con i soldi degli altri". Insomma, l'accusa sembra volgere sull'eccessivo peso dei tagli sulle regioni per finanziare la manovra espansionista del governo. Vediamo se è effettivamente così, e se è vero che gli enti regionali abbiano storicamente sopportato una proporzione spropositata di tagli.

Nella bozza della finanziaria 2015 vediamo che la spending review delle Regioni dovrebbe avere effetti finanziari pari a quasi il doppio di quella sui ministeri (0,24% Pil vs 0,14%). Questi sono però i numeri di quest’anno, ancora da confermare. Per un’analisi più completa è infatti meglio analizzare la ripartizione dei tagli di spesa nel 2013. Qui vediamo che le regioni avevano sostenuto solamente il 6% dei tagli.

Dobbiamo però considerare che la Ragioneria Generale dello Stato, dalla quale abbiamo reperito i dati, scorpora le spese del comparto sanitario dalle altre spese regionali. Questo ha sopportato, nel 2013, il 28% dei tagli di spesa. Componendo il comparto sanitario la stragrande maggioranza delle spese regionali, è quindi in parte naturale che sia così.

Ma questi tagli sono proporzionati alla spesa regionale? Per ottenere un’idea più chiara siamo andati a consultare i dati della Corte dei Conti per il periodo 2010-2014.

A fronte di una spesa regionale pari al 22% del totale della spesa pubblica, nel quinquennio appena trascorso le Regioni sono state chiamate a portare a casa il 34% dei tagli. Insomma, sembra proprio che le regioni abbiano dovuto sopportare dei tagli maggiori, in proporzione, alla loro quota di spesa dell’amministrazione pubblica. Il luogo comune sembra decisamente confermato.

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