Pubblicato: lunedì 25 febbraio 2019
Quanto c’è di vero nei film vincitori agli Oscar: il fact-checking

Attenzione: questo articolo contiene spoiler.

Il 24 febbraio si è tenuta al Dolby Theatre di Los Angeles la 91esima edizione dei premi Oscar, che ha visto trionfare, tra gli altri, Green Book come miglior film e Alfonso Cuarón come miglior regista, con Roma.

Il film che si è aggiudicato più statuette (4) è stato Bohemian Rhapsody di Bryan Singer, seguito dal film della Marvel Black Panther, con tre premi ricevuti.

Ma quanto c’è di vero nelle trame dei vincitori agli Academy Awards 2019? Abbiamo verificato tre delle pellicole in gara di maggior successo: ecco cosa non torna.

La favorita

Nonostante le 10 nomination, La favorita del regista greco Yorgos Lanthimos è riuscita a vincere solo una statuetta: quella di miglior attrice non protagonista con Olivia Colman, nei panni della regina Anna di Gran Bretagna.

Il film racconta gli intrighi di palazzo avvenuti nel primo decennio del Diciottesimo secolo, quando il regno britannico era diviso tra i liberali e i conservatori – contrari e favorevoli alla guerra con la Francia.

In questo scenario, due donne – la duchessa di Marlborough Sarah Churchill e la baronessa Abigail Masham – cercano di ingraziarsi i favori della regina, per ottenere sempre più potere all’interno della corte.

In un video dell’emittente britannica Bbc, la storica Ophelia Field – biografa di Sarah Churchill – e lo storico Matthews Storey – uno dei curatori di Kensington Palace, una residenza reale – hanno verificato quanto c’è di vero nel film di Lanthimos, a partire dallo stato di salute della regina Anna, raffigurata come una donna malata di gotta e facilmente manipolabile.

Gli storici hanno ricostruito che, fin da giovane, Anna di Gran Bretagna soffrì di problemi alla vista e nel portare a termine le proprie gravidanze (che furono 17 in tutto). Una condizione fisica precaria che la costrinse a soli 40 anni a muoversi grazie a una sedia a rotelle.

Per quanto riguarda gli intrecci amorosi descritti nel film, da un lato non ci sono evidenze che effettivamente la regina abbia avuto relazioni sessuali con Sarah o con Abigail; dall’altro – come spiega Field – ci sono invece moltissimi esempi, soprattutto epistolari, che dimostrerebbero come a corte fosse professata una sorta di «cultura gender-fluid», con una differenza molto sfumata tra le amicizie e i legami d’amore.

In ogni caso, una scelta registica è stata quella di accentuare i tratti più eccentrici della storia. Come ha sottolineato la consulente storica della produzione Hannah Greig, non è vero per esempio che la regina teneva liberi in camera da letto 17 conigli – come i figli persi in maternità – con cui prendeva il tè e mangiava dolci.

Discorso simile vale per il rapporto conflittuale tra Sarah e Abigail, su cui si incentrano i principali sviluppi della trama del film. Da un punto di vista storico, la rivalità tra le due donne di corte è ampiamente documentata, ma alcuni aspetti sono stati volutamente esagerati dal regista. Per esempio, non c’è alcuna evidenza – come invece racconta il film – che Abigail abbia provato ad avvelenare la duchessa di Marlborough per liberarsi della sua presenza a palazzo.

Green Book

L’opera che ha vinto l’Oscar come miglior film è stata Green Book del regista Peter Farrelly, che racconta la storia del pianista jazz nero Donald Shirley – interpretato da Mahershala Ali, che si è aggiudicato la statuetta di miglior attore non protagonista – con il suo autista italoamericano Tony Vallelonga, interpretato da Viggo Mortensen.

Il film è tratto da una storia vera. Racconta la vita di due personaggi molto diversi tra loro, che lungo il tour del musicista instaurano un rapporto di amicizia, al di là delle tensioni razziali degli Stati Uniti all’inizio degli anni Sessanta.

Sebbene tra i co-autori del film figuri anche Nick Vallelonga, figlio di Tony, non sono mancate critiche sulla veridicità dei fatti raccontati in Green Book, soprattutto da parte famiglia di Don.

Secondo Maurice Shirley, fratello di Donald, il film sarebbe «una sinfonia di bugie», su cui il sito statunitense di fact-checking Politifact ha cercato di fare un po’ di chiarezza. L’amicizia nata tra i due protagonisti sembra infatti essere stata esagerata in più aspetti dagli sceneggiatori.

Una scena poco aderente alla realtà dei fatti riguarda poi l’arresto di Tony e Don, dopo uno scontro con la polizia - descritta nel film con toni fortemente razzisti. I due sarebbero stati liberati grazie all’intervento personale dell’allora procuratore generale (l’equivalente del nostro ministro della Giustizia) Robert Kennedy, per il quale in passato si era esibito il musicista.

È stato lo stesso Shirley a smentire questa versione della storia in un’intervista inedita, che sarà pubblicata in un documentario di prossima uscita. In quell’occasione il pianista jazz non fu arrestato, anche se effettivamente contattò telefonicamente Bob Kennedy per facilitare la scarcerazione del compagno di viaggio.

Una rappresentazione distorta viene inoltre data proprio al Green Book, una specie di guida turistica – The Negro Motorist Green Book, pubblicata tra il 1936 e il 1967 – consegnata dalla casa discografica all’autista, con consigli su locali e hotel adatti per evitare le discriminazioni contro gli afroamericani che viaggiavano all’epoca negli Stati Uniti.

Come spiega Politifact, non è vero che gli alloggi suggeriti dal manuale fossero sempre di bassa qualità e fonte di guai, come traspare dal film. I consigli riguardavano anche posti di “alta qualità”, come night club, negozi di liquori e stazioni di rifornimento, tutti selezionati per aiutare i viaggiatori a non incappare in situazioni sgradevoli.

In ogni caso, oltre agli aspetti fattuali, l’elemento più criticato di Green Book riguarda il modo in cui viene raccontato il fenomeno del razzismo negli Stati Uniti, raffigurato secondo diversi critici sotto una lente eccessivamente paternalista e dal punto di vista esclusivo “dei bianchi”.

Bohemian Rhapsody

Il premio come miglior attore protagonista è andato a Remi Malek, per la sua interpretazione del cantante Freddie Mercury in Bohemian Rhapsody. Il film si è aggiudicato anche i premi per il miglior sonoro, il miglior montaggio e il miglior montaggio sonoro – nonostante diversi elementi raccontati nella pellicola non corrispondano con precisione a quanto accaduto nella realtà.

Per esempio – come ha spiegato Rolling Stone – i Queen non si sono formati con la semplicità con cui lascia intendere il film. Roger Taylor e Brian May decisero di accettare Freddie Mercury nel gruppo solo dopo mesi di insistenza, e non dopo un incontro casuale a un concerto. Inoltre, John Deacon non è stato il primo bassista della band, ma il quarto.

La sceneggiatura devia sensibilmente dalla realtà soprattutto nelle scene più drammatiche del film, come in occasione del Live Aid del 1985, un concerto organizzato per raccogliere fondi contro la carestia in Etiopia.

In Bohemian Rhapsody si racconta che la band si era sciolta un paio di anni prima, per poi ricomparire in una sorta di reunion proprio per la manifestazione tenutasi al Wembley Stadium di Londra. In realtà, i Queen non si erano mai divisi prima di quella data, così come Mercury non sapeva di essere sieropositivo durante quel periodo. A differenza di quanto mostrato nel film, il cantante avrebbe scoperto di essere malato tra il 1986 e il 1987.

«Il film vuole essere un ritratto, più che una fotografia», ha spiegato a un’intervista a The Wrap lo sceneggiatore Anthony McCaren. «Se ho fatto bene il mio lavoro, il pubblico accetterà le cose che non sono realmente accadute».

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