Pubblicato: giovedì 1 gennaio 1970
Yes Fact-Checking: una guida per distinguere tra miti e realtà nel dibattito sulla Scozia libera

Oggi si terrà il referendum in Scozia. Noi di Pagella Politica analizziamo alcune delle domande che hanno alimentato il dibattito sull'indipendenza scozzese.

Una Scozia indipendente rimarrà nell’Unione Europea?

“Nel caso in cui un nuovo Paese emergesse da un Paese già membro, questo dovrebbe fare domanda di accesso all’Unione. La domanda dovrebbe essere approvata da tutti i Paesi membri dell’Unione”.

Le parole di José Manuel Barroso, Presidente uscente della Commissione Europea, si scontrano con le aspirazioni indipendentiste dell’attuale governo scozzese, retto dallo Scottish National Party di Alex Salmond. Sono parole che, pronunciate da quello che all’epoca (febbraio 2014) era il massimo rappresentante dell’esecutivo europeo, rinforzano indirettamente la posizione unionista, espressa così dal Primo Ministro britannico David Cameron: “Se la Scozia vota per la separazione [dal Regno Unito] lascerà immediatamente l’Unione Europea e si metterà in coda per rientrare, e nessuno sa quanto ci metterà”.

Insomma il dibattito è andato infiammandosi nelle ultime settimane. In attesa degli esiti del referendum che potrebbe rendere la Scozia un Paese indipendente a partire dal 23 marzo 2016, cerchiamo di capire se quanto sostenuto da Barroso e Cameron ha fondamento nelle leggi dell’Unione Europea. I due fronti si sfidano su due articoli del Trattato di Lisbona: possiamo soprannominare il fronte del “sì” “il fronte del 48”, gli unionisti sono invece “il fronte del 49”.

Il fronte del 48

L’articolo 48 prevede che qualsiasi Stato membro, il Parlamento europeo o la Commissione possano sottoporre al Consiglio progetti intesi a modificare i trattati. Sostanzialmente il piano di Alex Salmond e del governo scozzese è quindi di votare l’indipendenza, e in seguito, usare il periodo fino al marzo 2016 per introdurre una clausola che permetta ai territori divenuti indipendenti da un Paese membro di rimanere all’interno dell’Unione.

Il fronte del 49

Il 20 marzo del 2014 Viviane Reading, ex vice-Presidente della Commissione Europea, ha inviato una dura lettera al Parlamento scozzese, dal messaggio chiaro e conciso: “I trattati si applicano ai Paesi membri. Quando una parte del territorio di un Paese membro cessa di far parte di quello Stato, i trattati non si applicheranno più a quel territorio.”

L’affermazione, oltre ad essere inequivocabile, è condivisa dal nuovo Presidente della Commissione, Jean Claude Juncker, e che riassume quanto detto il mese prima dal suo capo, Barroso. La Scozia azzererebbe quindi la propria storia all’interno dell’Unione Europea, e dovrebbe mettersi in fila per rientrare. Inoltre, sempre secondo lo stesso articolo 49, ogni domanda di accesso deve essere accettata per voto unanime dal Consiglio dell’Unione Europea, ovvero i capi di governo riuniti. Questo renderebbe difficile la riammissione, considerando la posizione di Paesi come la Spagna, alle prese con gli indipendentisti catalani.

Quindi?

Una Scozia indipendente si ritroverà quasi certamente al di fuori dell’Unione Europea, e dovrà quasi certamente fare la fila per ri-accedervi. Non dimentichiamo però che ogni decisione sarà in realtà di ispirazione politica. La parola finale sta infatti al Consiglio, ovvero ai capi di Stato riuniti dei Paesi membri. La strada del ri-accesso non è quindi preclusa, almeno in linea teorica, agli Scozzesi, anche se è certo che il percorso sarà irto di ostacoli.

Che valuta avrà una Scozia indipendente?

“Prendiamo nota dell’indisponibilità di tutti e tre i maggiori partiti a Westminster di accettare un’unione monetaria tra una Scozia indipendente ed il resto del Regno Unito. All’interno di questo contesto, un’unione monetaria è incompatibile con l’indipendenza.”

Mark Carney, Governatore della Bank of England (la Banca Centrale britannica), comunica che al momento non vi è alcuna disponibilità, da parte delle istituzioni economiche e politiche britanniche, di unirsi in un’unione monetaria con una Scozia indipendente. Un’affermazione che non trova affatto d’accordo il premier scozzese, Alex Salmond, che ribatte così:

“Nessuno può dirci se usare o non usare la Sterlina. […] La ragione per cui questo non succederà è che se ci negano l’accesso alla Bank of England, al Regno Unito – agli spettatori che ci guardano da casa dall’Inghilterra e dal Galles – rimarrà tutto il debito.”

Vediamo quali sono gli scenari possibili.

1.L’Unione Monetaria con il Regno Unito

E’ ciò che vorrebbero gli indipendentisti scozzesi. Questo vorrebbe dire mantenere la sterlina ed un certo controllo (di azionariato ed operativo) sulla Bank of England, e quindi pure sulla politica dei tassi di interesse. Come abbiamo visto, però, ci sarà bisogno di un accordo tra il governo scozzese e i partiti di Westminster, nel caso in cui Edimburgo votasse “sì” all’indipendenza. Al momento la possibilità di un accordo sembra però lontana: tutti e tre i principali partiti di Westminster hanno detto di “no”. Non solo, la Commissione agli Affari Economici della House of Lords ha affermato che la proposta scozzese “manca di precedenti ed è basata solo sulla fantasia.”Come spiegato prima, sull’eventualità di questo accordo si basa l’attuale disponibilità scozzese di accollarsi una parte del debito britannico.

2.Lo “squatting” della sterlina, o “sterlingizzazione”.

Alex Salmond ripete da tempo che nessuno può impedire ad una Scozia indipendente di continuare ad utilizzare la sterlina, unione monetaria con il Regno Unito o no. Ha ragione; i precedenti in giro per il mondo esistono – Panama e Ecuador usano il dollaro americano, il Montenegro usa l’euro. Questo vorrebbe dire però dipendere interamente dalla politica monetaria della Bank of England, ovvero dalla banca centrale di un Paese ormai straniero. Mancherebbe quindi una banca centrale locale che si comporti da lender of last resort nei confronti del sistema finanziario scozzese, nel caso in cui ce ne fosse bisogno.

3.L’euro

Questa opzione sembra allo stato attuale piuttosto difficile. Come detto prima, la Scozia dovrebbe innanzitutto accedere all’Unione Europea per entrare nell’unione monetaria dell’euro. Come abbiamo visto sopra questo processo sarà probabilmente lungo. Non è detto inoltre che la Scozia soddisfi tutti i criteri di convergenza per poter accedere – dipenderà dal rapporto debito/Pil e deficit/Pil. Il ministro delle finanze scozzese John Swinney, d’altronde, ha espresso il disinteresse del governo scozzese verso un uso dell’euro come valuta nazionale: “Non prevedo alcuna circostanza secondo cui una Scozia indipendente vorrebbe accedere all’euro”.

4.Una valuta nazionale scozzese

E’ un’opzione possibilissima se dovessero fallire i negoziati per l'unione monetaria. Darebbe ovviamente piena indipendenza monetaria ma dovrebbe essere legata all’istituzione di una Banca Centrale Scozzese. Questa opzione presenta ovviamente incertezza economica e finanziaria perché nessuno può prevedere con esattezza quanto varrà la nuova valuta. Tutto dipende dalla forza dell’economia scozzese negli anni e nei mesi immediatamente successivi al voto e alla data formale di indipendenza.

Quindi?

Certo, nessuno può prevedere come andranno le negoziazioni tra il governo scozzese e i partiti di Westminster sull’unione monetaria. Al momento tuttavia, date le posizioni contrarie dei tre maggiori partiti britannici (si veda qui e qui), questa strada sembra poco percorribile. Più probabili sono invece la nascita di una nuova valuta e lo “squatting” scozzese della sterlina.

Il seggio permanente della Gran Bretagna nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è in pericolo?

Secondo John Major, ex Primo Ministro conservatore del Regno Unito, l’uscita della Scozia metterebbe a repentaglio lo storico vantaggio di Londra all’interno delle Nazioni Unite, ovvero il seggio di rappresentanza permanente all’interno del Consiglio di Sicurezza.

La preoccupazione sembra tuttavia esagerata. Al contrario dell’uscita di un territorio da un Paese membro dell’Unione Europea, infatti, qui abbiamo già un precedente storico e giuridico, ovvero la disgregazione dell’Unione Sovietica nei primi anni ’90.

All’epoca la Russia mantenne il seggio che era stato dell’URSS, in virtù del principio di “Stato Successore”. Il dibattito giuridico si era infatti orientato nel sostenere che lo smembramento di uno Stato (in questo caso il Regno Unito) consentirebbe comunque ad uno dei nuovi Stati di continuare ad arrogarsi il “titolo” dello Stato precedente. In questo caso l’Inghilterra, il Galles e l’Irlanda del Nord potrebbero fregiarsi del titolo di “Regno Unito”, intestandosi di conseguenza tutte le prerogative e i trattati del Regno Unito “precedente”.

Quindi?

Questo vuol dire che molto probabilmente la Gran Bretagna non decadrà in automatico dal Consiglio di Sicurezza ONU. Tuttavia non è da non sottovalutare la probabilità che il dissolvimento del Regno Unito come lo conosciamo faccia crescere le già pressanti richieste di riforma del Consiglio di Sicurezza da parte di altri Paesi membri delle Nazioni Unite, come ad esempio i cosiddetti G4 -Brasile, Germania, Giappone e India - che da tempo premono in questa direzione.

La Scozia indipendente sarà il sesto Paese più ricco dell’OCSE?

Questa è una domanda ispirata da un’affermazione apparentemente esagerata del primo ministro scozzese Alex Salmond, che ha utilizzato delle previsioni piuttosto ottimistiche. Affidandoci invece ai dati Eurostat 2011 possiamo capire realisticamente la collocazione, in termini di Pil pro capite, non solo della Scozia ma anche di altri territori che aspirano all’indipendenza.

Con un Pil pro capite di circa €30.200 il Veneto si collocherebbe nella classifica europea all’11° posto, tra Francia e Regno Unito. Dietro al Veneto ma davanti all’Italia si collocherebbero invece Catalogna e Scozia, ben lontana quindi dal 6° posto paventato da Salmond. Un po’ più in fondo, poco prima della Grecia, troveremmo invece un’eventuale Sardegna indipendente.

Quindi?

La Scozia indipendente sarebbe tra le economie più ricche (in termini pro capite) d'Europa, ma non sarebbe ai vertici come dice Salmond.

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