Bisogna per forza rischiare di morire di morbillo?


Pubblicato il 12 ago 2018


Il ministro della Salute Giulia Grillo (M5S), in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera mercoledì 8 agosto, ha parlato di vaccini, obblighi, possibili sviluppi legislativi e norme da rispettare per l’iscrizione scolastica: gli argomenti di una polemica sull’obbligo di vaccinazione che prosegue in Italia ormai da mesi.


L’ultima puntata è stata un emendamento di poche righe fatto dalla maggioranza al “decreto Lorenzin” - che, a giugno 2017, aveva introdotto l’obbligo di dieci vaccinazioni come precondizione per poter iscrivere i bambini a scuola. L’emendamento, approvato in Commissione Affari costituzionali del Senato il 2 agosto da M5S e Lega, rimanda di un anno l’obbligo di presentare il certificato di avvenute vaccinazioni per l’iscrizione scolastica. Il testo legislativo è tecnicamente parte del Milleproroghe e deve ancora essere approvato dalla Camera.


Roberto Burioni, medico, ricercatore e virologo impegnato contro la disinformazione in materia di vaccini, aveva indirizzato una provocazione al ministro, scrivendo su Twitter il 4 agosto che, con il percorso legislativo messo in atto, alla prima morte causata dal morbillo l’esponente del Movimento 5 Stelle rischierebbe di essere «giustamente sbranata dall'opinione pubblica».


Durante l’intervista con il Corriere, in risposta alla provocazione, il ministro ha affermato che bisogna in qualche modo accettare le morti per morbillo e che non si deve «illudere» la popolazione che questo non possa più accadere. La sua dichiarazione ha provocato un accesso dibattito che ha coinvolto esponenti politici e medici. Le sue parole sono state: «Ma è anche una spiacevole strumentalizzazione sentirsi dire da un accademico che “verrò sbranata al primo morto”. Non puoi illudere la gente che non morirà nessuno. Dobbiamo essere realisti».


Ma qual è la situazione della diffusione del morbillo, in Italia e altrove?


Il morbillo: di cosa stiamo parlando?


Il morbillo è una malattia infettiva e contagiosa che colpisce soprattutto i bambini di età compresa tra uno e tre anni ma che, se diffusa, non risparmia gli adulti. La trasmissione avviene solo tra umani. È una malattia che dà un’immunizzazione definitiva: questo significa che, una volta contratta, è minimo il rischio di riammalarsi nel corso della vita.


In Italia il contagio deve essere portato all’attenzione delle autorità sanitarie - tramite segnalazione obbligatoria dei casi - poiché nel nostro Paese il morbillo è una patologia endemica: cioè è costantemente presente nel territorio nazionale, con periodiche epidemie. Per quanto riguarda la vaccinazione, esiste un vaccino contro il morbillo, la parotite e la rosolia (Mpr). Viene consigliata la somministrazione di due dosi: la prima entro il 24° mese di vita e la seconda tra i 5-6 anni o 11-12 anni.


Come riportato dall’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), agenzia indipendente dell’Unione Europea che monitora la diffusione e lo sviluppo delle malattie infettive, per contrastare le epidemie e la trasmissione del morbillo almeno il 95% della popolazione deve essere vaccinato con doppia dose. L’Italia, come altri Paesi, si trova al di sotto di questa soglia mettendo a rischio la cosiddetta immunità di gregge: cioè il fatto che anche chi non si può vaccinare per sue particolari condizioni di salute - come la debolezza del sistema immunitario - è “protetto” dalla vaccinazione degli altri.


La diffusione del morbillo in Italia


Per comprendere la portata del fenomeno nel nostro Paese, facciamo riferimento al più recente rapporto “Morbillo e rosolia" condiviso dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e pubblicato a luglio 2018. In Italia, durante i primi sei mesi dell'anno, sono state registrate 2.029 segnalazioni di morbillo. L'89,4% dei casi si è verificato in sette regioni: Sicilia, Lazio, Calabria, Lombardia, Campania, Emilia-Romagna e Toscana.


Il rapporto specifica che il 91,3% di coloro che hanno contratto la malattia non era vaccinato e al 5,4% era stata somministrata una sola dose. Questi dati implicano che solo una parte minoritaria degli ammalati, pari a circa il 3,3%, ha contratto la malattia pur essendo vaccinata. Da gennaio 2018, l’Istituto Superiore di Sanità riporta la cifra totale di quattro decessi. Nessuna delle vittime era immunizzata.


Queste prime informazioni delineano solo lo scenario degli ultimi sei mesi. Vediamo ora i numeri degli ultimi anni.


Il rapporto mette a confronto i dati raccolti da gennaio 2013 a giugno 2018. Sono stati segnalati, in totale, 12.524 casi di morbillo così suddivisi: 2.280 nel 2013, 1.696 nel 2014, 257 nel 2015, 861 nel 2016, 5.401 nel 2017 e 2.019 nei primi sei mesi del 2018.
Del totale delle segnalazioni, il 71,4% (pari a circa 8.942 casi) è stato confermato in laboratorio.


È evidente una crescita delle segnalazioni e dei rispettivi casi tra il 2016 e il 2017*. Come riportato dal Ministero della Salute, a partire dall’inizio del 2017 si registra un aumento pari al 230% per i soli primi mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Le cause principali della diffusione dell’epidemia sono da identificarsi nella «presenza di sacche di popolazione suscettibile, non vaccinate o che non ha completato il ciclo vaccinale a due dosi».


Questo è dovuto per lo più al «numero crescente di genitori che rifiutano la vaccinazione, nonostante le evidenze scientifiche consolidate e nonostante i provvedimenti di alcune regioni che tendono a migliorare le coperture, anche interagendo con le famiglie e i genitori».


Siamo gli unici ad ammalarci?


Confrontiamo ora la realtà italiana con quella del resto del mondo.


L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), conosciuta a livello internazionale come World Health Organization, è l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di questioni di carattere sanitario. L’Italia ha aderito nel 1947 condividendo, con gli altri Stati membri, l’obiettivo che punta al «raggiungimento, da parte di tutte le popolazioni, del più alto livello possibile di salute».


I dati sull’incidenza del morbillo nei diversi Paesi del mondo mostrano come, nel periodo compreso tra maggio 2017 e aprile 2018, l’Italia si sia trovata tra i dieci Paesi al mondo dove la malattia ha avuto l’incidenza più alta. La precedono nazioni come l’India, l’Ucraina, la Nigeria, le Filippine, l’Indonesia, il Pakistan, la Serbia e la Cina. Sono tutte aree geografiche con una densità demografica superiore rispetto a quella italiana o in condizioni di sviluppo socio-economico e sanitario inferiori. Queste riflessioni non fanno che aggravare la situazione del nostro Paese.


Anche i dati europei confermano.


Tra le diverse attività svolte dall’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) vi è anche la condivisione di un rapporto che, settimanalmente, faccia chiarezza sullo “stato di salute” europeo. Il rapporto più recente sulle malattie trasmissibili che comprende il morbillo è quello relativo alla settimana che va dall’8 al 14 luglio 2018.


Qui si legge che i casi di morbillo (in inglese measles) si registrano principalmente tra la popolazione non vaccinata. Sono riportate epidemie di morbillo in atto, oltre che in Italia, anche in Repubblica Ceca, Croazia, Francia, Grecia, Romania, Slovacchia e Regno Unito. Dall’inizio dell’anno al 13 luglio 2018 si parla di 31 decessi per morbillo all’interno dell’Unione europea.


Nello stesso arco temporale, gli Stati membri con il più alto numero di casi sono stati la Romania, la Francia, la Grecia e l'Italia. Il nostro Paese si trova poi al secondo posto per il numero di morti: dati peggiori sono riportati solo dalla Romania. Al di fuori dell’Unione Europea, il caso più grave è quello dell’Ucraina che ha registrato, solo per i primi sei mesi di quest’anno, 25.000 casi e 12 vittime.


I Paesi liberi dal morbillo


Nella regione europea in cui opera la World Health Organization, sono stati 42 i Paesi (su un totale di 53) che, nel corso del 2016, hanno interrotto la trasmissione endemica del morbillo. Questo dato è stato condiviso in occasione del 6th Meeting of the European Regional Verification Commission for Measles and Rubella Elimination (RVC), tenutosi a Bucarest nel luglio 2017.


Come mostrano i dati, al momento della condivisione del rapporto, in trentatré Paesi il morbillo poteva considerarsi debellato, in due l’epidemia risultava essere interrotta da dodici mesi e in altri sette interrotta da ventiquattro mesi, mentre era ancora endemico in nove nazioni. Tra queste, era presente anche l’Italia dove, la maggior parte dei casi di morbillo in Italia è di natura endemica e solo una parte minoritaria è “importata” o sconosciuta.


Al fianco del nostro Paese, le altre località in cui è stata registrata la presenza del morbillo sono il Belgio, la Bosnia ed Erzegovina, la Francia, la Georgia, il Kazakistan, la Romania, la Serbia e l’Ucraina. In tutti gli altri Paesi, pratiche come la somministrazione del doppio vaccino hanno permesso la progressiva fine della trasmissione della malattia (qui l'elenco completo).


In conclusione


Oggi il morbillo è ancora una malattia diffusa nel nostro Paese. L’Italia, secondo i dati condivisi dall'Istituto Superiore di Sanità e il confronto con le nazioni del resto del mondo, occupa le prime posizioni per diffusione di epidemie e le ultime per eliminazione della malattia. La maggior parte dei Paesi europei si sta adoperando per debellare il morbillo, facendo sì che la propria popolazione sia vaccinata con doppia dose, raggiungendo il 95% della copertura ed evitando pericolose situazioni di contagio.



* Il rapporto di gennaio 2018, che contiene i dati per l’anno precedente, parla di 4.991 casi di morbillo segnalati nel 2017. Come riportato nel bollettino del mese di luglio 2018, il dato relativo al 2017 è stato aggiornato a 5.041 poiché alcuni casi sono stati segnalati in ritardo rispetto alla pubblicazione dei dati.


comments powered by Disqus