La notizia più condivisa sul referendum? È una bufala


Pubblicato il 02 dic 2016


Con questo post comincia la collaborazione di Pagella Politica con AGI, agenzia di stampa nazionale.


Nei due mesi prima del referendum costituzionale del 4 dicembre, la singola notizia sul tema più condivisa sui social network era falsa. Nella classifica dei primi dieci link per coinvolgimento da parte degli utenti, le notizie false o scorrette pareggiano quelle vere per cinque a cinque.


Subito dopo l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti, ha avuto grande risalto - anche in Italia - un’analisi di BuzzFeed News sulla diffusione delle notizie sui social network. L’articolo, firmato da Craig Silverman, mostrava come le più diffuse notizie false su Clinton o Trump hanno ricevuto più coinvolgimento da parte degli utenti rispetto alle singole storie di maggior successo pubblicate da una ventina tra i maggiori media americani.


Questa analisi ha portato diversi media a chiedersi se Trump avesse vinto grazie a Facebook, e ha causato la richiesta al social network di agire per limitare la diffusione delle bufale (anche da parte della comunità internazionale dei fact-checkers, tramite una lettera aperta sottoscritta anche da Pagella Politica). Dopo una reazione tiepida da parte di Mark Zuckerberg, sia Facebook che Google hanno annunciato che si sarebbero mossi per contrastare il fenomeno.


Le bufale sul referendum


Secondo la nostra analisi, anche nel panorama informativo italiano il problema della diffusione delle bufale ha una grande rilevanza. Abbiamo considerato i post in italiano che hanno avuto il coinvolgimento più alto su Facebook e più condivisioni su Twitter, Linkedin e Google+ tra il 1° ottobre e il 30 novembre 2016 e che contenevano “referendum” nel titolo. I risultati - riportati per esteso qui - non sono incoraggianti.




La notizia con l’engagement più alto su Facebook è infatti una bufala: il presunto ritrovamento, in un inesistente paese di “Rignano sul Membro”, di 500.000 schede elettorali “con il SI già segnato”. Nei due mesi preelettoraliIl link ha suscitato oltre 233 mila reazioni, sommando quelle su Facebook - condivisioni, like e commenti - e quelle su altri tre popolari social network (LinkedIn, Twitter, Google+): più di ogni altro contenuto preso in considerazione dalla nostra analisi.




L’homepage del sito da cui proviene, Italiani-informati.com, pubblica contenuti sensazionalistici con “[SHOCK]” o “[MASSIMA ATTENZIONE]” nel titolo. In un disclaimer pubblicato a fondo pagina, si trova l’indicazione in carattere molto ridotto che “Italiani-informati.com è un sito satirico e quindi alcuni articoli contenuti in esso non corrispondono alla veridicità dei fatti”. Il dominio appare registrato a maggio di quest’anno tramite una società che garantisce l’anonimato del registrante (procedura in realtà piuttosto comune).


Notizie false, vere, fuorvianti


Il disclaimer non è contenuto, invece, nella homepage di NewsItalys24, il sito che ha pubblicato il post con il terzo maggior coinvolgimento a tema referendario: un’altra bufala, ovvero che la popolare comica Luciana Littizzetto si ritirerebbe dalla televisione in caso di vittoria del No.


Questa bufala è stata pubblicata con grande successo da molti altri siti, tanto che, a causa delle sue riprese, compare ben quattro volte nella classifica delle venti notizie (vere o false) più condivise. La somma delle reazioni raccolte dalla bufala, nelle sue varie declinazioni, raggiunge le 319.200, che la porterebbe in testa a questa particolare classifica. La stessa Littizzetto ha dovuto smentire di aver detto qualcosa del genere.


Tra le due bufale che abbiamo citato, al secondo posto c’è una notizia vera: la richiesta del vicesindaco di Acquasanta Terme (Ascoli Piceno) di rinviare il referendum e utilizzare i soldi risparmiati per i terremotati. La dichiarazione è stata fatta a Rai News 24 ed è stata ripresa il 30 ottobre scorso da un portale di informazione locale.


Nella top ten c’è poi un titolo fuorviante: al sesto posto, infatti, è finita una notizia intitolata “Briatore: ‘Bisogna privatizzare ospedali e scuole. Per questo al referendum voto SI’”. Si riferisce a un’intervista rilasciata dall’imprenditore durante la trasmissione Matrix, in cui Flavio Briatore espone la sua visione economica - a favore della privatizzazione di scuole e ospedali - e, in un altro momento, dichiara che al referendum voterà Sì. Nonostante le due cose siano state accostate da diverse persone, nell’intervista Briatore non le presenta una in conseguenza dell’altra, come invece suggerisce il titolo (curiosamente, nel testo del pezzo, pubblicato da un blog che si chiama Zapping2015, la non consequenzialità è piuttosto chiara).


Nel complesso, cinque tra le dieci notizie che hanno suscitato più reazioni sui social network nel periodo che abbiamo considerato sono bufale (vedi infografica in fondo alla pagina) oppure contengono un titolo fuorviante. Se allarghiamo il quadro e consideriamo le prime venti, ben sette sono notizie false o scorrette.


Qualche conclusione


Che conclusioni trarre da questi numeri? In primo luogo, che siti di dubbia affidabilità hanno raggiunto molte persone nelle settimane finali di una campagna referendaria molto combattuta. Il problema delle false notizie non è limitato agli Stati Uniti.


Naturalmente non sarebbe corretto concludere che durante la campagna referendaria sono circolate più notizie false che notizie vere: visto il grande numero di mezzi di informazione italiani, ogni notizia vera viene amplificata e ripresa un grande numero di volte, mentre è assai meno probabile che una bufala abbia la stessa diffusione capillare.


Non è facile, poi, capire in quale misura le bufale possano condizionare il comportamento degli elettori. Infine, il totale delle reazioni sui social network non è uno strumento in grado di distinguere tra chi condivide il link di una notizia falsa perché convinto della sua veridicità e chi invece lo fa per segnalare o denunciare l’assurdità della notizia.




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Nota: Le ricerche dell’audience delle notizie avuta su Facebook sono state svolte tramite BuzzSumo, lo strumento per l’analisi della diffusione dei contenuti via web utilizzato anche da BuzzFeed nell’articolo citato in apertura.




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