Pubblicato: martedì 25 ottobre 2016
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Renzi vs Di Maio: chi ha ragione sulle presenze alla Camera?

«Luigi Di Maio ha il 37 per cento delle presenze in Aula» (Min. 07:42)
Matteo Renzi, In 1/2 Ora
, 23 ottobre 2016

«Io ho il 12 per cento di assenze e lo stesso numero
di votazioni in missione di tre vicepresidenti su quattro» (Min. 00:45)
Luigi Di Maio, 24 ottobre 2016

Nei giorni scorsi, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il vice presidente della Camera Luigi Di Maio sono stati protagonisti di un botta e risposta sulle presenze in Parlamento. È un caso notevole di dichiarazioni entrambe sostanzialmente vere, ma che cambiano di peso se si considera il loro contesto, e dunque le consideriamo insieme in questo blog post.

Ospite di In 1/2 Ora, il programma condotto da Lucia Annunziata su Raitre, Renzi ha criticato Di Maio dicendo che la sua partecipazione alle sedute è limitata al 37%. L’affermazione di Renzi è arrivata quando Annunziata ha chiesto un commento su una proposta di legge del M5S per ridurre gli stipendi dei parlamentari: il Premier ha controproposto di legare gli emolumenti all’effettiva presenza alle sedute delle Camere. I parlamentari poco presenti, come Renzi ha accusato implicitamente Di Maio di essere, ne sarebbero in questo caso penalizzati.

Quanto è presente Di Maio

Possiamo verificare la presenza in Aula del vicepresidente Luigi Di Maio grazie al database di openpolis, dedicato proprio all’attività istituzionale dei parlamentari italiani. Il database registra il comportamento dei singoli parlamentari in occasione delle votazioni elettroniche: essi possono essere presenti, cioè aver votato; in missione, cioè “impegnati per incarico avuto dalla Camera” (art. 46 comma 2 del regolamento della Camera); oppure assenti, cioè non aver votato (anche se fisicamente presenti in Aula o nelle sue vicinanze). Nel grafico successivo riportiamo le cifre di Luigi Di Maio.

graph

Luigi Di Maio ha votato in circa 6.200 occasioni su 19.500, poco meno di un terzo - precisamente il 31,75 per cento - mentre era assente in 2.435 casi, il 12,48 per cento delle votazioni. Nella maggior parte dei casi (il 55,77 per cento) era in missione, dunque non presente fisicamente in Aula.

Dunque, paradossalmente, hanno ragione sia Matteo Renzi - quando parla di presenze intorno al 30 per cento, anche se il numero reale è ancora più basso di quello che ha citato in trasmissione - sia Luigi Di Maio - che parla di sue assenze limitate al 12 per cento. Vale la pena di considerare la questione delle missioni più da vicino.

In missione per conto della Camera

Anche in questo caso, il diavolo si nasconde nei dettagli. Come specifica il regolamento della Camera, all’art. 46 comma 2, “i deputati che sono impegnati per incarico avuto dalla Camera, fuori della sua sede [...] sono computati come presenti per fissare il numero legale”. Al Senato, al contrario, i parlamentari in missione non sono conteggiati nel numero legale. Insomma, in punta di diritto Di Maio potrebbe contestare che le sue “presenze” siano limitate al 31 per cento circa.

Infatti, la scheda della Camera che registra la partecipazione dei deputati ai lavori (con dati aggiornati fino a settembre 2016) registra come “Totale presenze” 16.723 votazioni e l’87,23 per cento per Luigi Di Maio, sommando appunto il 31,93 per cento delle votazioni effettuate al 55,3 per cento delle missioni.

Gang of Four: le presenze dei vicepresidenti

Al di là della precisazione formale, Di Maio si è difeso dalle accuse di Renzi in un breve video pubblicato sul suo account Facebook. In esso ha ricordato che il numero delle sue missioni è in linea con quello di “tre vicepresidenti su quattro”. Per inciso, l’espressione che utilizza rischia di essere fuorviante: “lo stesso numero di votazioni in missione di tre vicepresidenti su quattro” nasconde il fatto che lui stesso è un vicepresidente, per cui comunque i suoi numeri saranno sempre “in accordo” con almeno un quarto dei vicepresidenti (più corretto sarebbe stato dire “lo stesso numero di votazioni di altri due vicepresidenti su tre”).

Di Maio riveste il ruolo di vicepresidente della Camera insieme a Marina Sereni e Roberto Giachetti (entrambi del PD) e a Simone Baldelli di Forza Italia. Nel grafico successivo, basato sui dati openpolis riassunti qui, vediamo in quanti casi i colleghi vicepresidenti di Di Maio risultavano in missione e in quanti erano presenti.

graph

Come si vede, Luigi Di Maio ha in effetti un numero di missioni paragonabile ad altri due vicepresidenti della Camera, Marina Sereni e Simone Baldelli.

Non si può non notare, però, che Luigi Di Maio ha la percentuale di assenze più alta dei quattro. Con il 12,48 per cento di assenze, è di poco sopra l’11,1 per cento di Giachetti, e parecchio sopra il 2,94 di Baldelli e lo 0,42 di Sereni. Anche la percentuale di presenze alle votazioni di Di Maio è la più bassa: il 31,75 per cento, contro il 43,31 di Baldelli, il 53,42 di Sereni e l’83,76 per cento di Giachetti. Questi numeri, d’altra parte, non stupiscono più di tanto, visto che il rilievo all’interno del M5S di Di Maio non è paragonabile a quello degli altri onorevoli vicepresidenti.

Insomma, Di Maio ha ragione a dire che sulle missioni è in linea con altri due vicepresidenti, e cita una percentuale di assenze corretta. Ma i suoi numeri non indicano che, nelle stesse assenze e nelle presenze alle votazioni, ha i dati meno lusinghieri dei quattro.

Tiriamo le somme: ignorando le piccole imprecisioni, si potrebbe pensare che entrambe le dichiarazioni siano giuste e che Renzi e Di Maio citino cifre corrette. Come sempre, però, è importante contestualizzare i dati e riportarli nella loro completezza, per avere un dibattito pubblico il più possibile informato.

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