Pubblicato: lunedì 6 settembre 2021
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L’estate sta finendo, i casi calano: lo stato dell’epidemia in numeri

Ormai quasi finita l’estate, qual è la situazione epidemiologica in Italia? In breve: i contagi stanno scendendo, dopo settimane di crescita, ma ci sono ancora ampie differenze tra le regioni. L’impatto sui ricoveri e decessi, seppure attutito dalla campagna vaccinale, si sta facendo sentire.

Vediamo che cosa dicono i numeri nel dettaglio.

I casi stanno diminuendo

Nella settimana tra il 26 e il 31 agosto in Italia sono state registrate 41,2 mila nuove diagnosi di positività al Sars-CoV-2, circa 4.400 in meno rispetto ai sette giorni precedenti. Dopo un periodo di leggera crescita, i casi sono tornati a scendere: non succedeva in modo consistente da giugno.

Il fattore settimanale di crescita dei casi in media mobile è a 0,91: vuol dire che ogni giorno ora registriamo in media una riduzione del 10 per cento rispetto a sette giorni prima. Questo indicatore ha oscillato intorno al valore 1 per oltre due settimane – anche se i dati di metà agosto sono stati influenzati dal minor numero di test fatto a Ferragosto – e tra il 26 e 31 agosto è stato in calo per diversi giorni.

Come abbiamo già spiegato in passato, quando si valuta l’andamento dei casi è sempre importante considerare anche il tasso di positività, ossia il numero di casi positivi sul numero di tamponi effettuati. Affinché si registri un reale miglioramento è necessario che cali anche il tasso di positività. Quello molecolare – ottenuto escludendo i tamponi rapidi – è al 5,6 per cento, in calo dal 6,9 per cento raggiunto due settimane fa.

A luglio l’epidemia ha principalmente coinvolto le persone sotto i 20 anni, raggiungendo il picco in questa fascia di età a inizio agosto. Il contagio, partito dalle fasce d’età più giovani, si è quindi progressivamente diffuso a quelle più anziane. L’età mediana dei casi è infatti passata dai 25 anni di inizio luglio agli attuali 40 anni.

A livello regionale ci sono grandi differenze

L’andamento nazionale nasconde però significative differenze a livello di macroarea o di regione. Ad agosto infatti il Sud e le Isole sono state le zone più colpite d’Italia e con il peggior andamento, mentre il Nord-Ovest ha avuto nell’ultimo mese e mezzo un’incidenza sensibilmente minore.

Nell’ultima settimana in media il Sud ha registrato 13 casi ogni 100 mila abitanti, il Nord-Est 12, il Centro 7 e il Nord-Ovest 6. È in forte calo il Centro e ha iniziato a scendere il Sud, mentre il Nord-Est ha un andamento più irregolare e il Nord-Ovest di leggera crescita.

L’alto numero di diagnosi registrate al Sud non è dovuto ai turisti che si contagiano, in quanto i dati diffusi ogni giorno dalla Protezione civile sono registrati per regione di residenza. I dati dell’Istituto superiore di sanità (Iss), che permettono di distinguere i casi per provenienza, mostrano poi che nella seconda metà di agosto tutte le regioni italiane – con l’eccezione di Val d’Aosta, Umbria e provincia autonoma di Bolzano – hanno registrato oltre il 90 per cento dei casi tra i propri residenti.

A livello regionale Sicilia e Sardegna sono state le due regioni maggiormente colpite ad agosto, arrivando a registrare un’incidenza settimanale superiore a 20 casi ogni 100 mila abitanti (a livello nazionale sarebbero oltre 12 mila casi giornalieri). Anche Calabria, Emilia-Romagna, Marche e Veneto hanno registrato delle incidenze alte, arrivando a toccare 15 casi ogni 100 mila abitanti.

C’è un impatto anche sugli ospedali

L’aumento dei casi ha avuto un impatto sulla situazione ospedaliera. A livello nazionale i nuovi ricoveri giornalieri sono passati da un minimo di 70, registrato nella prima settimana di luglio, a oltre i 300, registrati ogni giorno per tutta la seconda metà di agosto.

A livello regionale, nella seconda metà di agosto l’Emilia Romagna ha registrato fino a un ingresso ogni 100 mila abitanti al giorno, così come la Sardegna, mentre la Sicilia ha superato 1,5. Si sono osservati aumenti, seppur più contenuti, in Abruzzo, Calabria, Lazio, Liguria, Trento, Puglia e Umbria.

Gli ingressi in terapia intensiva giornalieri sono passati da un minimo di 5 a luglio agli attuali 45. In questo caso i maggiori aumenti si sono avuti in Friuli-Venezia Giulia, Bolzano, Sardegna, Sicilia e Toscana.

Il maggior numero di ingressi si è poi riflesso su un aumento degli ospedalizzati, ossia sul numero complessivo di persone ricoverate nei vari reparti. La Sicilia è arrivata ad avere 20 ospedalizzati ogni 100 mila abitanti e la Sardegna 15. Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, e Toscana hanno superato i 10. Tra le regioni con il minor numero di pazienti sulla popolazione ci sono Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Molise e Piemonte.

Guardando ai ricoveri divisi per fascia anagrafica, si vede che il maggior tasso di ricovero si verifica tra le persone con più di 90 anni. A livello settimanale sono passati da un minimo di 20 ricoveri per milione di persone a fine luglio agli attuali 120 (a marzo 2021 si arrivò a 865). Anche nelle altre fasce d’età più anziane si registrano aumenti: da 13 a 86 per gli 80-89, da 9 a 53 per i 70-79 e da 8 a 46 per i 60-69. Pure nelle altre fasce d’età si registrano aumenti, ma i ricoveri settimanali sono molti di meno perché la Covid-19 è una malattia pericolosa principalmente per gli anziani.

L’aumento dei ricoveri tra i più anziani ha portato inoltre a un innalzamento dell’età mediana del primo ricovero da un minimo di 50 anni agli attuali 60.

Aumentano i decessi

La maggiore circolazione virale ha portato a un aumento del numero di decessi notificati quotidianamente. In questo caso stiamo registrando 60 decessi al giorno in media, più del triplo dei decessi di un mese fa.

L’aumento del numero di decessi ha riguardato principalmente la Sicilia (0,4 decessi al giorno ogni 100 mila abitanti nell’ultima settimana) e la Sardegna (0,2), ma sono aumentati anche in Calabria, Campania, Emilia Romagna e Toscana.

L’aumento dei decessi riguarda principalmente le persone anziane. Sono infatti quelle più a rischio quando contraggono la Covid-19 (il tasso di letalità degli over 80 supera il 10 per cento). I vaccini, sebbene riducano di moltissimo il rischio di avere malattie gravi, non sono infallibili, ma l’incidenza dei decessi tra gli over 80 non vaccinati è stata dieci volte quella che si è registrata tra gli over 80 vaccinati.

In conclusione

I dati nazionali nascondono andamenti regionali molto diversi tra di loro. Ad agosto il Sud e le Isole sono state le zone più colpite del Paese, mentre il Nord-Ovest quella meno, ma adesso il Mezzogiorno registra un calo dei casi e il Settentrione una situazione stabile.

L’epidemia si è diffusa inizialmente tra i più giovani, ma poi si è spostata sulle persone più anziane portando a un aumento dei ricoveri, degli ingressi in terapia intensiva e dei decessi. Gli anziani rimangono infatti le fasce più a rischio con la Covid-19. L’aumento è considerevole isolando il periodo estivo, ma si rimane su livelli sensibilmente minori dei mesi passati.

di Lorenzo Ruffino

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