Pubblicato: venerdì 11 giugno 2021
Photo: Ansa
«3 mila discoteche, 100 mila occupati»: bisogna fidarsi dei dati di Salvini?

Con l’arrivo dell’estate e le ripartenze programmate dal governo Draghi, le discoteche sono tornate di attualità. In questo settore manca ancora un protocollo per allentare le misure restrittive, ma l’8 giugno sembra essere stato raggiunto un accordo tra il Ministero della Salute e i rappresentanti delle associazioni di categoria. L’intenzione – ancora da concretizzare – è riaprire le discoteche dal 1° luglio, con ingressi per chi ha il certificato vaccinale e con obblighi di sicurezza differenziati per locali all’aperto e al chiuso.

Tra i politici più favorevoli alla riapertura delle discoteche c’è il leader della Lega Matteo Salvini. Il 10 giugno, ospite a Dritto e rovescio su Rete 4, l’ex ministro dell’Interno ha supportato la sua posizione dicendo (min. 1:15) che in Italia ci sono «3 mila discoteche» o «sale da ballo», che coinvolgono «100 mila posti di lavoro». Quasi in contemporanea in tv è comparsa una grafica, con le statistiche citate da Salvini, che ha subito esclamato: «Non sapevo del cartellone! Fact-checking in diretta».

Ma quanto sono affidabili questi numeri? Abbiamo verificato e, senza entrare nel merito della discussione “discoteche aperte-discoteche chiuse”, sui dati emerge un ampio margine di incertezza. Vediamo perché.

Quante discoteche ci sono in Italia

Partiamo dal primo punto: quante sono davvero le discoteche nel nostro Paese? Ci siamo occupati del tema anche l’estate scorsa, quando circolavano cifre imprecise sui presunti redditi dichiarati dai proprietari delle discoteche.

La fonte del dato sulle 3 mila discoteche – come si vede (min. 1:22) anche nella grafica di Dritto e rovescio – è Silb-Fipe, l’associazione italiana delle imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo. Negli ultimi giorni diversi quotidiani hanno riportato le dichiarazioni del presidente di Silb-Fipe, Maurizio Pasca, secondo cui «su circa 3 mila locali notturni, almeno mille hanno già fallito per via delle chiusure e dei ristori insufficienti».

Ad agosto 2020 Pasca aveva dato a Pagella Politica un dato un po’ più alto, parlando dell’esistenza di circa 3.500 «discoteche e locali simili» in Italia. Alcune inchieste giornalistiche uscite invece negli anni scorsi parlavano invece dell’esistenza di 2 mila discoteche, al massimo di 2.500 (numero riportato anche oltre dieci anni fa da un rapporto Fipe).

Per avere un quadro più preciso si possono consultare i dati Istat sulle imprese suddivise in base alla tipologia di attività economiche (i cosiddetti “codici Ateco”), e più precisamente sulle realtà attive nella categoria “Discoteche, sale da ballo, night-club e simili” (il codice 93.29.10). Secondo le statistiche più aggiornate, nel 2018 le imprese in questo settore erano poco meno di 1.500 [1].

Un dato ancora più basso viene invece dagli indici sintetici di affidabilità (Isa) dell’Agenzia dell’entrate, che dal 2018 hanno preso il posto degli studi di settore per valutare l’affidabilità fiscale di imprese e lavoratori autonomi. In quell’anno il numero di contribuenti nella categoria “Discoteche, sale da ballo, night club e scuole di danza” (Isa Ag852) erano poco più di mille, di cui oltre la metà società di capitali o enti.

Ricapitolando: secondo le associazioni di categoria, in Italia le discoteche e locali simili sono circa 3 mila (un anno fa dicevano circa 3.500), mentre secondo Istat e l’Agenzia delle entrate una cifra più attendibile si avvicinerebbe alla metà. Come ha spiegato a Pagella Politica in passato Pasca di Silb-Fipe, una possibile spiegazione della discrepanza delle due cifre «può essere data dal fatto che spesso alcune attività sono impegnate maggiormente, per esempio, nel settore della ristorazione, ma offrono anche un servizio regolare di attività da ballo o da discoteca».

Dunque molto probabilmente Silb-Fipe considera tra le discoteche o simili alcune realtà come ristoranti o stabilimenti balneari, dove è possibile che si balli ma che non è detto siano ancora del tutto chiuse (per esempio i ristoranti sono riaperti da diverse settimane). Istat e Agenzia delle entrate considerano invece queste realtà in altre categorie, per esempio nella ristorazione.

Quanti sono gli occupati delle discoteche

Veniamo adesso al secondo numero che sta circolando molto negli ultimi giorni e rilanciato anche da Salvini in tv. È vero che gli occupati nelle discoteche e locali simili sono «100 mila»?

Anche qui la fonte del dato è Silb-Fipe, che in questa cifra mette però dentro sia i posti di lavoro direttamente legati alle discoteche sia l’indotto, cioè tutti quegli occupati che guadagnano anche indirettamente dalle discoteche (pensiamo ai servizi di vigilanza o di pulizie). Come abbiamo spiegato più volte, in fact-checking dedicati ad altri temi (come sport, grandi opere e turismo), quando si parla di indotto inevitabilmente le stime tendono ad avere ampi margini di incertezza.

Da quanto è scoppiata la pandemia di Covid-19, i giornali hanno ripreso a diffondere alcuni dati, che fanno sempre riferimento a Silb-Fipe, secondo cui gli occupati delle discoteche in Italia sarebbero circa 50 mila (la metà dunque di 100 mila, ma è probabile si faccia riferimento solo agli occupati diretti). Un dato più o meno uguale era contenuto in un primo rapporto dell’associazione di categoria, pubblicato nel lontano 2004 – dunque prima della crisi finanziaria del 2008 e di quella causata dalla pandemia. Il rapporto riportava circa 21 lavoratori per ogni azienda attiva nel settore delle discoteche, all’epoca stimate intorno alle 2.500 (un dato che abbiamo già visto sopra). Quel rapporto parlava però di circa 34 mila lavoratori dipendenti – tra barman, addetti alla sicurezza e camerieri – su oltre 50 mila addetti.

A differenza del numero delle discoteche o locali simili, non abbiamo invece statistiche Istat per stabilire quanti sono i reali occupati nel mondo delle discoteche e locali simili in base allo specifico codice Ateco. Data la sproporzione vista in precedenza (tra numero di imprese censite da Istat in questo settore e quelle riportate dalle agenzie di settore) è molto probabile che anche in questo caso il numero degli occupati possa essere inferiore rispetto a quelli visti finora.

In conclusione

Il leader della Lega Matteo Salvini è uno dei maggiori sostenitori della riapertura delle discoteche, che secondo lui sono «3 mila» in Italia e danno lavoro a «100 mila» persone. Abbiamo verificato e questi numeri vanno presi con un certo margine di incertezza.

La fonte è Silb-Fipe, l’associazione italiana delle imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo, che nel numero inserisce anche realtà che magari sono attive in settori diversi, come alcuni ristoranti o stabilimenti balneari.

Secondo Istat e l’Agenzia delle entrate, una stima più precisa del numero di discoteche e locali simili è inferiore alle duemila unità, più vicina ai mille.

Per quanto riguarda gli occupati, la stima dei «100 mila» proviene sempre dall’associazione Silb-Fipe, che qui dentro considera però sia gli occupati diretti che l’indotto. In altre occasioni ha parlato di 50 mila occupati nelle discoteche, ma in generale quando si parla di occupazione indiretta i numeri vanno sempre maneggiati con parecchia attenzione.

___

[1] Percorso: Imprese > Struttura > Imprese e addetti > Forma giuridica, settori economici (Ateco 5 cifre) – Italia

Logo
Logo