Pubblicato: venerdì 4 giugno 2021
Photo: Ansa
​Il lungo stallo del Movimento 5 stelle è quasi finito?

Il nuovo Movimento 5 stelle a guida Giuseppe Conte continua a essere incagliato in una lunga fase di transizione, resa difficile dai rapporti poco cordiali con l’Associazione Rousseau dopo la rottura definitiva.

La vicenda potrebbe però essere vicina a una svolta: il Garante della privacy ha ordinato all’associazione presieduta da Davide Casaleggio di consegnare al Movimento gli elenchi degli iscritti. Il passaggio dovrebbe finalmente permettere di formalizzare la leadership di Conte con un voto ufficiale.

La mancanza di una linea politica chiara, tuttavia, rende inquieti i parlamentari Cinquestelle. Deputati e senatori sarebbero nello specifico sempre più insofferenti nei confronti di Roberto Cingolani, a capo del ministero per la Transizione ecologica voluto proprio dal Movimento nella fase di formazione del governo Draghi.

Nel frattempo si fa strada l’idea di candidare l’ex premier Giuseppe Conte e il segretario del Pd Enrico Letta alle suppletive che si terranno in autunno per occupare due seggi rimasti vacanti alla Camera.

Facciamo il punto sulla situazione all’interno del Movimento 5 stelle.

La decisione del Garante della privacy

La leadership di Giuseppe Conte non è ancora stata formalizzata a causa di un lungo braccio di ferro fra Movimento 5 stelle e Associazione Rousseau sulla lista degli iscritti. Perché l’ex premier possa diventare ufficialmente il leader del M5s è infatti necessaria una votazione. La consultazione si terrà su una nuova piattaforma – non più Rousseau, con cui la rottura è definitiva – ma non sarà possibile finché Davide Casaleggio non consegnerà la lista degli iscritti, e dunque dei votanti.

L’Associazione di Casaleggio finora si è rifiutata, sostenendo che il Movimento 5 stelle al momento non abbia un legale rappresentante, perché la carica del reggente Vito Crimi sarebbe decaduta il 17 febbraio 2021. Data in cui gli iscritti hanno votato per la modifica allo Statuto, abolendo di fatto la figura del capo politico a cui sarebbe dovuto subentrare un comitato direttivo a cinque. Quel comitato però non è ancora stato eletto.

Dopo la segnalazione del Movimento 5 stelle, il Garante della privacy ha avviato un’istruttoria e il 1° giugno ha ordinato all’Associazione Rousseau «di consegnare al Movimento 5 Stelle tutti i dati personali degli iscritti al Movimento» entro cinque giorni.

Sulla base della documentazione acquisita, l’Autorità ha infatti stabilito che «il Movimento 5S e l’Associazione Rousseau risultano essere, rispettivamente, titolare e responsabile del trattamento dei dati degli iscritti». Il responsabile del trattamento, ha spiegato il Garante, è tenuto a cancellare o restituire i dati in suo possesso «dopo che è terminata la prestazione dei servizi richiesti relativi al trattamento».

«Il provvedimento del Garante della privacy fa chiarezza e spazza via qualsiasi pretesto, confermando le ragioni del Movimento – ha commentato subito Giuseppe Conte sulle sue pagine social – Ora si parte, si guarda avanti. Sarà la nostra comunità a indicare la rotta».

Per Casaleggio, tuttavia, la decisione dell’Autorità sembra non chiudere ancora la vicenda. Con un post sul Blog delle stelle l’Associazione Rousseau ha scritto che il Garante tralascia l’aspetto fondamentale, ovvero «non indica chi sia la persona che riveste il ruolo di rappresentante legale»del Movimento 5 stelle «quindi il legittimo titolare dei dati al quale Rousseau può consegnarli».

Casaleggio avrebbe quindi scritto una lettera al Garante per chiedere di sospendere il termine di consegna della lista degli iscritti (cinque giorni a partire dal 1° giugno), impegnandosi a consegnare i dati solo dopo un chiarimento sul legale rappresentante del Movimento.

Secondo un articolo del 4 giugno sul Fatto Quotidiano, l’Autorità avrebbe risposto con la conferma della scadenza iniziale e l’indicazione di consegnare al M5s gli elenchi «nelle forme e secondo le modalità indicate dal Movimento».

Impazienza dei parlamentari

Intanto, le truppe parlamentari sono sempre più insofferenti per la mancanza di linea politica che rende il Movimento 5 stelle una voce irrilevante all’interno della maggioranza a sostegno di Draghi.

Il malcontento di deputati e senatori M5s si sarebbe in particolare concentrato, in questi giorni, sulla figura del ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani. Il dicastero guidato dall’ex fisico è stato, nelle ore della formazione del governo, la motivazione principale ostentata da Beppe Grillo per giustificare la partecipazione del Movimento alla nuova, larghissima maggioranza con Lega, Italia viva e Forza Italia. Il nome, tuttavia, non è stato scelto dal Movimento e l’idillio con Cingolani è durato molto poco.

L’insoddisfazione nei confronti delle posizioni del ministro (in particolare su nucleare, rifiuti e trivelle) ha cominciato a emergere persino dai comunicati ufficiali. Per esempio la nota congiunta scritta il 20 maggio dai deputati del Movimento che fanno parte delle commissioni Ambiente e Attività produttive: «Ipotesi di mini-centrali atomiche come quella fatta in un'intervista dal ministro Cingolani non sono in campo e non lo saranno finché c’è il Movimento 5 Stelle al governo del Paese». E nelle chat dei parlamentari ci sarebbe addirittura chi – non proprio scherzando – avrebbe suggerito di sfiduciare il ministro. Strada ovviamente non percorribile, a meno che il Movimento decida di lasciare il governo (mandando all’aria, in quel caso, anche l’alleanza con il Pd).

Nel quadro di smarrimento generale, il 3 giugno si è aggiunto un altro addio illustre: l’ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta – che non ha però incarichi parlamentari – ha lasciato il Movimento 5 stelle, annunciando il suo ingresso in un’altra formazione di centrosinistra, non ancora specificata. «Credo che ci sia bisogno di un Movimento che interpreti i valori dei Cinque Stelle – ha spiegato Trenta – ma non di questo M5Stelle, che prende la forma dell’acqua, a seconda del recipiente in cui si mette».

Un seggio (a testa) per i leader

Negli ultimi giorni si è fatta strada in maniera più insistente l’ipotesi che Giuseppe Conte venga candidato per un seggio alla Camera.

L’occasione sarebbe offerta dalle suppletive – le elezioni che si tengono, appunto, quando un parlamentare abbandona l’incarico prima della fine delle legislatura – necessarie a riempire il posto lasciato a Montecitorio da Emanuela Del Re, deputata M5s, ex viceministro agli Esteri del secondo governo Conte, e ora nominata dal Comitato politico e di sicurezza europeo come rappresentante speciale dell’Ue per il Sahel.

Secondo i quotidiani, la promozione di Del Re sarebbe stata sollecitata anche da Luigi Di Maio proprio per la ricaduta che avrebbe sulla politica italiana: un’eventuale elezione permetterebbe a Conte di entrare a pieno titolo nel gruppo parlamentare dei Cinquestelle, mentre al momento è un leader “esterno” e senza incarichi ufficiali.

Le suppletive si terranno in autunno, in coincidenza delle comunali e regionali. Alla suggestione su Conte se ne aggiunge un’altra che riguarda il segretario del Partito democratico Enrico Letta, anche lui, per ora, fuori dal Parlamento. Il leader dem potrebbe essere candidato nel collegio di Siena per puntare al seggio lasciato vacante da Pier Carlo Padoan, ex ministro dell’Economia, oggi presidente di Unicredit.

Il 3 giugno Letta, in un’intervista a Porta a porta, su una sua eventuale candidatura ha detto: «I senesi del Pd mi hanno cercato e vorrebbero che io andassi lì, però non è la mia prima priorità. Non ho ancora preso in considerazione l’idea. Ci ragioneremo».

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