Pubblicato: martedì 11 maggio 2021
Il fact-checking di De Luca a Mezz’ora in più

Il 9 maggio il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca (Partito democratico) è stato ospite di Lucia Annunziata a Mezz’ora in più su Rai 3.

Dai vaccini agli anziani ai soldi per la sanità, passando per il “Piano nazionale di ripresa e resilienza”, abbiamo verificato cinque dichiarazioni di De Luca. Il governatore ha mischiato numeri corretti con affermazioni sbagliate.

Davvero la Campania è prima nei vaccini agli anziani?

«La regione Campania è la prima regione in Italia per la vaccinazione degli ultraottantenni, settantenni, e ottantenni non deambulanti. [...] Noi abbiamo vaccinato, già da 20 giorni, il 100 per cento degli ultraottantenni disponibili a vaccinarsi» (min. 04:40)

I dati attualmente a disposizione non consentono di verificare con precisione questa affermazione di De Luca, ma è comunque possibile analizzare la situazione della campagna vaccinale in Campania rispetto allo scenario italiano.

Secondo i dati aggiornati al 7 maggio, con una percentuale pari al 64,1 per cento la Campania è la sestultima regione italiana per numero di cittadini over 80 completamente vaccinati (che quindi hanno ricevuto entrambe le dosi, se necessario). Al primo posto troviamo l’Emilia-Romagna, con l’84,3 per cento degli ultraottantenni già vaccinati.

Per quanto riguarda la somministrazione di una sola dose, la Campania ha inoculato il 79,4 per cento dei suoi cittadini ultraottantenni e si pone come quintultima nella classifica italiana (la prima è la provincia autonoma di Trento, dove il 99,2 per cento degli over 80 ha ricevuto almeno una dose di vaccino contro la Covid-19).

Passando agli over 80 non deambulanti, invece, al 9 maggio il bollettino regionale della Campania diceva che i vaccinati erano 16.964. Su questo dato però non esistono classifiche nazionali, e non tutte le regioni fanno una distinzione tra soggetti deambulanti e non deambulanti: è quindi difficile sapere esattamente come si pone la Campania rispetto al panorama italiano.

Infine, al 7 maggio i vaccinati con entrambe le dosi in Campania con un'età compresa tra i 70 e i 79 anni erano pari al 16,7 per cento del totale: la regione era decima in classifica. Guardando i dati relativi alla somministrazione delle prime dosi, la regione sale in settima posizione con il 68,8 per cento (al primo posto ancora la provincia autonoma di Trento, con il 79,6 per cento).

Passiamo quindi alla seconda parte dell’affermazione di De Luca. Rispondendo alle domande della giornalista Lucia Annunziata, il governatore ha affermato (min. 06:20) che il Ministero della Salute e il commissariato del generale Figliuolo stanno adottando una modalità sbagliata per indicare le percentuali di persone vaccinate, poiché i dati nazionali vengono calcolati sulla base della popolazione totale e non su coloro che hanno effettivamente deciso di aderire alla campagna di immunizzazione, criterio invece più corretto secondo il governatore campano.

De Luca ha infatti ricordato (min. 06:50): «Noi abbiamo vaccinato, già da 20 giorni, il 100 per cento degli ultraottantenni disponibili a vaccinarsi».

Questa informazione è corretta, almeno per quanto riguarda le prime dosi: già in data 21 aprile il bollettino vaccinale della Campania riportava infatti che la percentuale di over 80 che avevano ricevuto almeno una iniezione di vaccino era pari al 100 per cento di coloro che avevano aderito alla campagna. Per le seconde dosi, invece, il dato scendeva all’82 per cento.

Anche in questo caso, però, non tutte le regioni riportano i dati relativi al numero o alla percentuale di persone che si sono registrate per ricevere il vaccino, ed è quindi impossibile eseguire un confronto su scala nazionale.

Inoltre la scelta di De Luca di guardare al criterio della percentuale sulle adesioni, e non sul totale, è legittima ma arbitraria. Si potrebbe infatti obiettare che il successo di una regione non dipenda solo dalla capacità di fare vaccini a chi vuole riceverli, ma anche di convincere la maggior percentuale possibile di persone di aderire alla campagna vaccinale.

La Campania è stata penalizzata sui vaccini?

«A gennaio abbiamo deciso di inviare più dosi nelle regioni con popolazione più anziana, con l’intesa che entro aprile si recuperassero le dosi perdute in Campania. [...] Questo criterio non è stato rispettato: ad aprile non abbiamo recuperato le 200 mila dosi di vaccino in meno che abbiamo ricevuto. [...] A oggi siamo ancora a -194 mila dosi per la Campania in base alla popolazione» (min 07:35).

In una nostra precedente analisi abbiamo ripercorso il calcolo effettuato da De Luca: il governatore considera la percentuale di vaccini consegnati all’Italia in rapporto alla sua popolazione totale e trasporta poi la stessa percentuale sulla popolazione della Campania. Seguendo i dati aggiornati al 10 maggio, e considerando una popolazione di quasi 5,3 milioni di persone per la Campania e di 59,3 milioni per l’Italia, otteniamo come risultato un deficit di circa 192 mila dosi.

Questo calcolo però non regge, poiché al momento i vaccini vengono ancora distribuiti alle varie regioni in base al tasso di popolazione over 80. La Campania è la regione con l’età media più bassa d’Italia – come giustamente ricordato da De Luca (min 11:25) – e di conseguenza è quella che ha ricevuto la percentuale minore di dosi in rapporto ai cittadini.

Diversi organi di stampa hanno sostenuto che il metodo di distribuzione dei vaccini sarebbe dovuto essere modificato a partire dal 15 aprile per abbandonare il criterio dell'età media e basarsi invece sul numero dei residenti. È vero che il 18 marzo il Commissario Figliuolo ha presentato questa proposta, ma non abbiamo trovato alcun documento ufficiale che confermi l’effettivo cambiamento.

Inoltre non risulta su nessuna fonte ufficiale – ma rimaniamo disponibili a ricevere eventuali precisazioni – che, qualora il metodo venisse cambiato, ci fosse un’intesa tra lo Stato e la Campania per far recuperare a quest’ultima le «dosi perdute», cioè quelle ricevute in meno (circa 200 mila) in base al criterio precedente.

La questione del vaccino Sputnik

«La regione più ricca della Germania, la Baviera, faceva la stessa cosa della Campania: la Germania cercava di approvvigionarsi di 20 milioni di dosi di vaccino Sputnik» (min. 13:20)

L’affermazione è sostanzialmente corretta, ma De Luca fa confusione con i numeri.

A fine aprile la Germania si è detta pronta all’acquisto di 30 milioni di dosi del vaccino Sputnik – e non 20 milioni – nel momento in cui questo dovesse essere approvato dall’Agenzia europea dei medicinali (Ema). La Baviera, in particolare, già il 7 aprile aveva preso accordi per acquistare 2,5 milioni di dosi.

Il 27 marzo anche la Campania ha dichiarato di aver preso accordi per acquistare dosi del vaccino russo non appena questo verrà autorizzato, ma non ha specificato i dettagli del contratto.

L’annuncio aveva creato qualche malumore: il governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, per esempio, aveva criticato De Luca sostenendo che le singole regioni non sono autorizzate ad acquistare forniture di vaccini autonomamente. In realtà, come abbiamo spiegato, le regioni sono libere di contrattare con le aziende farmaceutiche che ancora non hanno stretto accordi con l’Unione europea, come nel caso di Sputnik. Ma devono aspettare il via libera dalle autorità sanitarie per la commercializzazione del vaccino.

Il 4 marzo l’Ema ha avviato il processo di “rolling review” (revisione clinica) per il vaccino russo, ma non ha ancora dato il via libera per l’uso su larga scala. Altre nazioni hanno invece bocciato l’uso di Sputnik: è il caso per esempio del Brasile, che il 26 aprile ha deciso di rinunciare alle forniture a causa di una serie di preoccupazioni legate ai processi di sviluppo e produzione del vaccino e alla mancanza di dati relativi all’efficacia e ai possibili effetti collaterali.

In ogni caso, il vaccino è attualmente utilizzato in più di 60 Paesi.

Il Pnrr discrimina il Sud?

«Ci è stato detto che il 40 per cento delle risorse sono destinate al Sud, ma non è così, perché per arrivare al 40 per cento hanno inserito risorse che erano già fondi destinati al Sud» (min. 19:20)

Nel “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (Pnrr) il governo Draghi ha dichiarato di voler investire «non meno del 40 per cento delle risorse territorializzabili del Pnrr (pari a circa 82 miliardi) nelle otto regioni del Mezzogiorno».

Un comunicato pubblicato lo scorso 20 aprile sul sito del ministero per il Sud e la coesione territoriale – che è guidato da Mara Carfagna, esponente di Forza Italia – ha specificato che le risorse «territorializzabili», cioè riferite a progetti con ricadute su territori specifici, comprese nel Pnrr sono pari a un totale di 206 miliardi euro. Gli 82 miliardi destinati al Sud ne costituiscono quindi il 39,8 per cento.

Anche se alcuni progetti che il governo ha intenzione di portare a termine tramite i fondi del Pnrr erano già previsti e sono oggetto di discussione da ormai diversi anni (come il rafforzamento della rete ferroviaria o l’ammodernamento degli strumenti a disposizione del Servizio sanitario nazionale), i fondi con cui questi verranno gestiti sono effettivamente “nuovi”: arrivano dal Dispositivo per la ripresa e la resilienza, il principale tra i pacchetti di aiuti messi in campo dall’Unione europea per favorire la ripresa dopo lo stop causato dalla pandemia di Covid-19.

Allo stesso tempo, come indicato dal sito del ministero per il Sud, il Mezzogiorno potrà accedere a ulteriori risorse grazie a una serie di programmi europei aggiuntivi – come il React-Eu, il Just transition fund e i Fondi strutturali 2021-2027 – che fanno salire la cifra totale degli investimenti a più di 212 miliardi di euro.

Questi fondi però non contribuiscono al raggiungimento del «40 per cento delle risorse destinate al Sud» dal Pnrr, e alcuni (come il React-Eu o il Just transition fund) sono comunque considerabili come “nuovi” poiché fanno parte del Next Generation Eu, l’enorme programma europeo da 750 miliardi di euro attivato per far fronte alle ricadute economiche causate dalla pandemia (che include anche il Dispositivo di ripresa e resilienza).

Quanti soldi prende la Campania per la sanità

«Quanti sanno che in Italia la mia regione è l’ultima nel riparto del Fondo sanitario nazionale? Quanti sanno che ogni cittadino campano riceve ogni anno 30 euro in meno rispetto alla Lombardia e al Lazio e 40 euro in meno rispetto a Veneto ed Emilia Romagna? Che stiamo affrontando la campagna di vaccinazione con 15 mila dipendenti in meno?» (min. 22:36)

Questi dati sono corretti. Come abbiamo spiegato in un’altra nostra analisi, la Campania è la regione che riceve meno risorse dal Fondo sanitario nazionale (la principale fonte di finanziamento del Servizio sanitario nazionale) in rapporto alla popolazione. Questo perché il criterio fondamentale usato per la ripartizione è basato sull'età media della popolazione: con un dato di 43 anni contro un valore nazionale di 45,7 la Campania è la regione più giovane d’Italia, e di conseguenza quella che riceve meno risorse.

Confermati dai dati anche i numeri citati successivamente: se la Campania ha diritto a 1.837 euro per ogni suo residente, il valore sale a 1.863 per la Lombardia, 1.866 per il Lazio, 1.877 per il Veneto e 1.889 per l’Emilia Romagna.

Infine, anche i numeri riferiti ai dipendenti nella sanità sono per lo più corretti, come abbiamo spiegato qui. Secondo i dati Istat per il 2017 (i più aggiornati, ma comunque precedenti la pandemia), la Campania aveva 41.202 dipendenti del Servizio sanitario nazionale. Il dato sale a oltre 57 mila per il Veneto, 56 mila per l’Emilia Romagna, e ben 87 mila per la Lombardia. L’unica incorrettezza riguarda il Lazio, il cui sistema sanitario ha meno dipendenti rispetto alla Campania (39.339).

In conclusione

Il 9 maggio, ospite a Mezz’ora in più su Rai 3, il governatore della Campania Vincenzo De Luca ha fatto una serie di affermazioni, alcune corrette e altre sbagliate.

De Luca ha giustamento ricordato che la Campania riceve meno risorse di tutte le altre regioni italiane (in base alla popolazione) dal Fondo sanitario nazionale e, parlando di vaccini contro la Covid-19, ha correttamente affermato che anche la Germania ha preso accordi preventivi per acquistare dosi del vaccino russo Sputnik, proprio come la Campania.

Il governatore riporta però informazioni non verificabili riguardo allo stato della campagna vaccinale nella sua regione: De Luca afferma che la Campania è prima in Italia per la vaccina di ultraottantenni, settantenni e over 80 non deambulanti in base al numero di adesioni ricevute, ma la scelta di guardare a questo criterio è del tutto arbitraria: non tutte le regioni riportano dati a riguardo ed è quindi impossibile effettuare un confronto su scala nazionale.

In base ai numeri disponibili per tutte le regioni, calcolati sul totale dei cittadini, al 7 maggio la Campania era sestultima per numero di cittadini over 80 completamente vaccinati, e decima per quanto riguarda gli over 70.

De Luca afferma inoltre che la Campania sarebbe stata svantaggiata nella distribuzione dei vaccini e avrebbe al momento un deficit di 194 mila dosi. Questo calcolo è però fuorviante: le dosi vengono consegnate in base alla presenza di soggetti anziani e la Campania, essendo la regione più giovane d’Italia, ne ha quindi ricevute meno di altre. Non risultano poi accordi che prevedano una “compensazione” per la Campania in caso di cambio di criteri di distribuzione.

Infine, parlando del “Piano nazionale di ripresa e resilienza”, il governatore sostiene che l’affermazione del governo secondo cui il 40 per cento dei fondi saranno destinati al Sud sia fuorviante, perché questa percentuale include anche risorse già stanziate in precedenza per le regioni meridionali. Anche questo non è corretto: su 206 miliardi di risorse territorializzabili messe a disposizione dal Pnrr, e si tratta di risorse del tutto nuove, 82 miliardi verranno investiti nel Mezzogiorno: il 39,8 per cento.

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