Pubblicato: venerdì 26 marzo 2021
Photo: Ansa
​Renzi non lascia Italia viva, ma alcuni dei suoi sì

«Non lascerò il Parlamento, anche se a qualcuno piacerebbe». Nel futuro prossimo un nuovo libro, da promuovere dopo il lockdown. E l’intenzione di continuare a viaggiare, nonostante le critiche che gli sono valse alcune destinazioni. Il leader di Italia viva Matteo Renzi ha smentito in un’intervista al Messaggero del 26 marzo le voci che in queste settimane lo davano vicino a un abbandono della politica per la carriera del conferenziere.

Intanto, però, la sua formazione politica perde i primi pezzi. Un senatore, Eugenio Comincini, è già tornato nel Partito democratico. Altri tre vengono considerati in fase di valutazione. Dopo l’abbandono di Comincini, Italia viva può contare su 26 deputati e 15 senatori.

Vediamo che cosa sta succedendo all’interno del partito di Matteo Renzi.

Le certezze di Matteo Renzi…

«Non lascerò Italia viva». Rispondendo alle domande del Messaggero, Matteo Renzi mette a tacere, per ora, le voci che lo consideravano in allontanamento dalla sua creatura politica.

L’ex presidente del Consiglio garantisce: continuerà a guidare Italia viva, ma non rinuncerà ai suoi viaggi, nonostante la tempesta scatenata dai rapporti con il principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman: «Sono stato e tornerò in Africa, in Arabia Saudita, in Cina e negli Stati Uniti».

Il leader di Italia viva annuncia inoltre un tour per promuovere un nuovo libro, dopo il lockdown, senza specificare quale sia il tema della nuova pubblicazione.

Sul futuro del suo partito, Matteo Renzi ostenta sicurezza nonostante le percentuali non siano dalla sua parte: «Dicono che abbiamo il 2 per cento, ma non si rendono conto che l’importante non sono i sondaggi ma la capacità di fare politica», ha detto nell’intervista al Messaggero. «Abbiamo due anni per crescere, avvicinare i giovani, se faremo questo saremo decisivi anche nel 2023 per la prossima legislatura».

… e i dubbi dei suoi parlamentari

Eppure le truppe parlamentari cominciano a mostrare segni di insofferenza. Segni che, a dire il vero, si erano già manifestati – ed erano stati silenziati – nella gestione della crisi del governo Conte bis. Per fare un esempio concreto, alcuni fra i deputati e i senatori di Italia viva non sapevano, fino alla fine, nemmeno se il leader avesse davvero intenzione di ritirare la delegazione del partito dal governo.

A ciò si aggiunge un dato politico rilevante: nella maggioranza larghissima a sostegno del governo di Mario Draghi, la piccola formazione di Italia viva ha perso centralità e potere contrattuale.

L’incertezza della situazione sta portando le prime conseguenze visibili. Nei giorni passati, si vociferava di quattro parlamentari in uscita da Italia viva, in particolare i senatori Leonardo Grimani ed Eugenio Comencini. Alla fine solo quest’ultimo ha formalizzato il ritorno “a casa Pd”, il 21 marzo. La spiegazione di Comencini è interessante perché mette in luce gli elementi di dubbio all’interno di Italia viva.

«Lasciare il Pd per entrare in Italia Viva – ha spiegato Comincini in un post su Facebook – fu però una scelta dettata dalla convinzione che in quel momento si potesse e dovesse costruire, fuori dal Pd, “una casa dei riformisti” in grado di allargare il campo del centrosinistra». Circostanze cambiata nell’arco di un anno, secondo il senatore (tornato) dem: «I campi politici, nonostante tutti i rimescolamenti, continuano ad essere due: il centrosinistra, imperniato sul Pd, e il centrodestra, imperniato sulla Lega. Non c’è una terza via: io oggi non vedo le condizioni perché possa nascere un soggetto centrista liberaldemocratico». L’ex parlamentare di Italia viva sottolinea inoltre di aver vissuto la crisi di governo con «disagio e travaglio».

Il rapporto con il Partito democratico

Anche per ricompattare le truppe, sabato 20 marzo si è tenuta un’assemblea nazionale di Italia viva. Nel suo intervento, Matteo Renzi si è rivolto al nuovo segretario del Partito democratico Enrico Letta, lanciando un guanto di sfida: «Caro Enrico, io ti prendo in parola ma a patto che passi dalle dichiarazioni sul riformismo ai fatti – ha detto il leader di Italia viva – e comunque se il Pd vuole fare Conte capo dei progressisti allora noi non ci siamo, vediamo da che parte state».

I rapporti con il nuovo segretario del Pd – che nel 2014 Matteo Renzi defenestrò da Palazzo Chigi dopo il famoso #Enricostaisereno – si preannunciano complicati.

Il 24 marzo, Enrico Letta ha incontrato proprio Giuseppe Conte, alla guida in pectore, ma non ancora ufficiale, del Movimento 5 stelle. «Un primo faccia a faccia, molto positivo, tra due ex che si sono entrambi buttati, quasi in contemporanea, in una nuova affascinante avventura», ha commentato su Twitter il segretario Pd.

Nei giorni precedenti Letta ha incontrato anche il leader di Azione Carlo Calenda e il ministro della Salute Roberto Speranza nella veste di presidente di Articolo 1. Ma non ancora Matteo Renzi. Con il quale, ad oggi, non sono in programma incontri.

Non è nemmeno chiaro se Italia viva farà parte della coalizione di centrosinistra per le amministrative che si terranno in autunno. «Al momento non è fissato alcun incontro – ha detto Renzi nell’intervista al Messaggero del 26 marzo – non ho nessun problema personale a incontrare Letta, ci farà sapere lui».

Allo stesso tempo il leader di Italia viva, per ora, ha parole di apprezzamento per la nuova guida del Pd, non risparmiando critiche al segretario precedente: «Zingaretti aveva consegnato a Conte la leadership del centrosinistra. Letta invece rivendica un profilo riformista. Meglio Enrico su questo».

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