Pubblicato: martedì 23 marzo 2021
Photo: Ansa
Da Palazzo Chigi ai ministeri: così Nord e Sud si sono spartiti i ruoli di potere nei 67 governi italiani

Sono passati dieci anni da quando l’allora ministro per la Semplificazione Normativa Roberto Calderoli annunciò l’apertura di alcune sedi ministeriali presso la Villa Reale di Monza, in Lombardia. Gli uffici distaccati dei ministeri, inaugurati il 23 luglio 2011 e ribattezzati i “Ministeri al Nord”, furono definitivamente chiusi dal governo Monti nel febbraio 2012. All’indomani delle elezioni politiche del 2018, il segretario della Lega Matteo Salvini propose invece uno spostamento in direzione inversa, trasferendo il Ministero delle Infrastrutture da Roma a Napoli o Bari.

Queste sono solo due tra le tante rivendicazioni di natura territoriale avanzate di recente sul governo e sui ministeri. Dopo aver analizzato la rappresentanza dei territori al governo del Paese, proviamo a valutare come è cambiata la rappresentanza regionale nel tempo.

Esistono davvero “Ministeri del Nord” e “Ministeri del Sud”? I dati sembrano indicare una rappresentanza generalmente equa, con qualche oscillazione più pronunciata soprattutto tra i ministeri economici.

Partiamo da Palazzo Chigi, per poi concentrarci sui vari dicasteri.

I dati sui presidenti del Consiglio

Dal 1946 a oggi, sono stati 30 i presidenti del Consiglio, per un totale di 67 governi. Tra questi si contano 16 democristiani, un repubblicano, due socialisti e, a partire dal 1993, uno di centrodestra, cinque di centrosinistra e sei non appartenenti ad alcun partito (incluso Giuliano Amato, che aveva già servito come esponente socialista).

Il primato della Toscana

La Toscana è la regione di provenienza di ben sei presidenti del Consiglio, provenienti da quattro province diverse: l’aretino Amintore Fanfani, il pisano Enrico Letta, il livornese Carlo Azeglio Ciampi e i fiorentini Giovanni Spadolini, Lamberto Dini e Matteo Renzi. Seguono il Lazio con quattro (Giulio Andreotti, Massimo D’Alema, Paolo Gentiloni e Mario Draghi), e Lombardia e Piemonte con tre.

Ma la Lombardia è durata di più a Palazzo Chigi

Considerando invece la durata di ciascun governo, è la Lombardia a guidare la classifica con un totale di quasi 7 anni alla guida del governo, un terzo dei quali con Silvio Berlusconi e il resto diviso tra Bettino Craxi e Mario Monti.

Sardegna e Trentino-Alto Adige non sono da meno

Spiccano inoltre alcune regioni come il Trentino-Alto Adige e la Sardegna, che durante la prima Repubblica hanno espresso longevi presidenti del Consiglio, come Alcide De Gasperi e i sassaresi Antonio Segni e Francesco Cossiga. Il totale della loro permanenza al vertice del governo (81 mesi per De Gasperi, 48 per Segni e Cossiga) supera quello di presidenti del Consiglio provenienti da alcune regioni popolose come il Veneto, la Campania o la Sicilia, che hanno espresso pochi primi ministri e spesso di breve durata (Grafico 1, qui consultabile in versione interattiva).

Grafico 1. La provenienza regionale dei Presidenti del Consiglio della Repubblica – Fonte: I governi italiani ai raggi X

Un po’ di fatti e numeri sui ministeri

Il ritorno del Ministero del Mezzogiorno

Alcuni dicasteri sono nati esattamente per affrontare questioni di carattere territoriale. A partire dall’ottavo governo De Gasperi (1953), fu istituito il comitato ministeriale per la Cassa del Mezzogiorno e per l’esecuzione di opere straordinarie di pubblico interesse nell’Italia settentrionale e centrale, presieduto dal ministro senza portafoglio Pietro Campilli. Il comitato diventerà successivamente il Ministero per gli Interventi straordinari nel Mezzogiorno con il secondo governo Moro (1964-1966). A 23 anni dalla sua soppressione, il Ministero per il Mezzogiorno tornerà con una nuova denominazione nel 2016.

L’arrivo della Lega e i ministeri per le riforme

Per contro, la crescente popolarità delle istanze federaliste della Lega Nord ha portato alla creazione di un Ministero per le Riforme istituzionali nel 1988 (il primo senatore leghista, Umberto Bossi, fu eletto nel 1987). Spesso guidato da esponenti leghisti, nel corso degli anni ha assunto varie denominazioni, tra le quali “Riforme Istituzionali e Devoluzione” e “Riforme per il Federalismo”. Ha avuto invece vita breve il Ministero per la Sussidiarietà e il Decentramento istituito nel 2010 e guidato per 17 giorni dall’ex sacerdote veneto Aldo Brancher.

All’Economia e Finanze quasi sempre un tecnico

L’attuale Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) è nato nel 2001, dalla fusione dei ministeri del Bilancio, del Tesoro e delle Finanze. È il Ministero considerato più importante, perché responsabile, tra le altre cose, della scrittura dell’annuale manovra di bilancio. Con poche eccezioni (Giulio Tremonti e Roberto Gualtieri), al Mef è sempre stato nominato un tecnico.

Negli ultimi 20 anni nessun ministro del Sud in via XX Settembre

Pur in un contesto di prevalenza di ministri originari del Nord, alla guida dei più importanti dicasteri economici durante la prima Repubblica si sono avvicendati ministri provenienti da varie aree del Paese. Nessuno dei ministri dell’Economia e delle Finanze nominati dal 2001 in poi proviene invece dal Sud: sei sono infatti originari del Nord (Tremonti, Siniscalco, Padoa Schioppa, Monti, Grilli e Franco), mentre quattro erano originari del Lazio (Saccomanni, Padoan, Tria e Gualtieri).

L’ultimo “meridionale” a essere nominato ministro di uno tra Bilancio, Tesoro e Finanze è stato il foggiano Vincenzo Visco, alla guida del Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione economica durante il secondo governo Amato (2000-01).

Giorgio Bo, il primatista

Progressivamente svuotato di competenze e definitivamente abolito a seguito del referendum abrogativo del 1993, il Ministero delle Partecipazioni Statali coordinava le attività delle imprese di Stato. Dei 16 ministri che hanno guidato il dicastero, solo due – il sardo Mario Ferrari Aggradi e il siciliano Antonino Gullotti – provenivano dal Centro-Sud.

Il più longevo tra i ministri è stato Giorgio Bo, ligure appartenente alla sinistra democristiana che ha ricoperto l’incarico in otto governi (tra il 1957 e il 1958, e tra il 1960 e il 1968). Nella storia della Repubblica, nessuno ha conservato ininterrottamente lo stesso incarico ministeriale per più tempo.

Poste e Telecomunicazioni: il Ministero economico “meridionale”

Tra gli altri dicasteri economici, quello più a “trazione” meridionale è stato quello delle Comunicazioni (già Poste e Telecomunicazioni), successivamente incorporato assieme a quelli dell’Industria e del Commercio Internazionale nell’attuale Ministero allo Sviluppo Economico. Circa il 60 per cento dei 41 ministri provenivano infatti dal Sud. Feudo della Democrazia Cristiana tra il 1948 e il 1987 (con una breve interruzione tra il 1980 e il 1981), il Ministero divenne negli anni un’importante macchina per acquisire consenso e potere.

Tra i nomi che hanno guidato questo dicastero negli anni Ottanta, ricordiamo i potenti notabili democristiani Antonio Gava e Remo Gaspari.

Nord, Centro e Sud negli altri dicasteri

Meno significative invece le differenze territoriali negli altri ministeri. Tra quelli più “settentrionali” vi sono il Ministero delle Infrastrutture (una prerogativa soprattutto di lombardi e emiliani), il Ministero della Salute e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Il Ministero dell’Interno, spesso viatico verso la Presidenza del Consiglio, è invece quello che vanta la maggiore presenza di rappresentanti del Sud: oltre la metà dei titolari del Viminale sono infatti originari di una delle regioni meridionali. All’Interno seguono il Ministero della Giustizia, il Ministero delle Politiche Agricole e quello dei Trasporti.

Le regioni centrali sono invece rappresentate soprattutto agli Esteri (Giulio Andreotti, Lamberto Dini e Franco Frattini sono tra i più longevi titolari della Farnesina) e in alcuni tra i dicasteri di più recente istituzione, come Beni Culturali, Ambiente e quello soppresso di Turismo e Spettacolo (che è tornato ad avere il portafoglio con il governo Draghi dopo la soppressione del 1993).

Più aumenta la responsabilità, più diminuisce la rappresentanza del Sud

I dati mostrano inoltre che al crescere della responsabilità ministeriale la quota di ministri provenienti dal Sud diminuisce progressivamente. Tra i sottosegretari e i viceministri, infatti, le regioni del Meridione contano oltre il 41 per cento di propri rappresentanti, contro il 39 per cento delle regioni del Nord e il 19 per cento di quelle del Centro. Questa quota scende a circa il 37 per cento tra i ministri senza portafoglio, ossia quelli con minore autonomia di spesa, contro il 42 per cento delle regioni settentrionali e al 20 per cento di quelle centrali, e al 32 per cento tra i ministri con portafoglio, rispetto il 45 per cento per il Nord e 23 per il Centro (Grafico 2, qui consultabile nella versione interattiva).

Grafico 2. La provenienza geografica dei ministri con portafoglio nella Repubblica – Fonte: I governi italiani ai raggi X

In linea con il progressivo spostamento del baricentro governativo verso Nord nel passaggio dalla prima alla seconda Repubblica, la quota di membri dell’esecutivo meridionali cala di circa il 5 per cento sia tra i ministri che tra i sottosegretari.

In conclusione

I dati sui governi italiani raccontano un quadro governativo molto variegato sulla rappresentanza territoriale nei vari ministeri. Per rispondere alla domanda iniziale, è difficile individuare quali siano stati i “Ministeri del Nord” e quali i “Ministeri del Sud”, al di là di quelli nati per rispondere a precise rivendicazioni territoriali.

È tuttavia possibile ipotizzare che alcuni dicasteri siano – o siano stati – attrattivi per un ceto politico attento a determinate istanze. Tra questi vi sono il Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni per alcune classi dirigenti meridionali durante diverse fasi della prima Repubblica e, più recentemente, il Ministero delle Infrastrutture per i ceti produttivi del Centro-Nord. Sta alla classe politica di qualunque provenienza e origine evitare derive di tipo clientelare.


Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti per fotografare, dati alla mano, l’evoluzione dei governi italiani dal 1946 ad oggi. Le statistiche utilizzate provengono dal progetto “I governi italiani ai raggi X”, sviluppato da Il Sole 24 Ore e Pagella Politica, sulle elaborazioni di Andrea Carboni, ricercatore alla University of Sussex.

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